Roberto Nassi, Orfeo e Euridice

orpheus

“Orfeo e Euridice” di Jean-Baptiste-Camille Corot

Da e niente è ciò che è, in preparazione per Edizioni Kolibris

Orfeo ed Euridice

Dalla crepa sul tuo volto
alitano voci impastate
della cenere che orla il precipizio
di un tempo elastico.

Grate di grida
arrugginiscono l’alba
imprigionandola tra le tue labbra
come un bacio dimenticato.

La realtà si fa avanti zoppicando
denudando la lebbra che la divora

e Orfeo e Euridice camminano
stretti sulla schiena dei morti.

Sentono sbocciare i fiori
come delfini premonitori
che fendono il sangue controcorrente.

Il poeta ne racconta la storia
per l’ennesima volta
e l’eco che rimbalza ci confonde
nell’esatta equazione dei pronomi.

Abbiamo camminato circospetti,
negli orecchi il metronomo dei passi,
senza voltarci indietro,
ma senza neanche smettere un istante di sentire
la risacca delle voci,
di vedere il farsi
e disfarsi dei volti nella spuma
che sbianca i bordi sfrangiati della memoria.

Più volte ci siamo chiesti chi fosse
a tenerci la mano,
a chi finivamo per trovarci abbracciati
quando la reticenza dei fiori
diventava insopportabile
lungo il cammino
segnato dal bianco delle ossa.

I tuoi sandali affondavano nella terra
impronte fossili.

Ho detto: Facciamo che tu eri Euridice…
e siamo entrati in un imperfetto senza tempo,
raccoglievamo volti fiori e baci avvizziti
di amanti infelici.

Il tuo seno mi offriva qualche minuscola
goccia salina quando lo succhiavo insieme alla notte
e tu ti riposavi del viaggio
che ti restituiva alla luce.

Poi un mattino mi hai detto:
Io lo so chi sei
io ti aspettavo
Orfeo!

Avevi gli occhi liquidi
e mi hai passato la lingua nell’orecchio
Come una volta –
hai sussurrato – ricordi?
io interrogavo la memoria
temendo l’invadenza di un altro.

Ma nelle tue labbra scorreva il sangue
dell’alba e le grida crollavano
polverizzate
nell’aridità del silenzio.

Ci siamo scrollati le ombre dai calcagni
e un’altra notte ha lavato i nostri corpi allacciati
abbandonati.

L’ardore ci faceva più chiari
delle ossa dei morti
distesi sull’orlo vertiginoso del tuo volto
sotto le scintille cadenti di mondi che si sfregano.

Roberto Nassi è autore di plaquette e raccolte poetiche come il canzoniere La sposa che vola (2002), i poemetti e il racconto in versi di Dalla boccia di vetro (2006), la composita Logica dell’ombra (2012), “equilibrio vertiginoso tra concetti e epifanie immaginifiche” (Cecchinel). Con Kolibris ha pubblicato la raccolta poetica 69 Fiocchi, che risponde, in ideale contrappunto, al continuum narrativo di e niente è ciò che è, romanzo in versi a cui ha atteso negli ultimi anni, attualmente in preparazione per Edizioni Kolibris. Come critico si è occupato soprattutto di poeti del Novecento mentre Poesie di Knute Skinner e La mano di Dio di Paul Polansky sono le ultime cose tradotte. Nel febbraio 2011 su Radio Slovenja 3 la rubrica ARS gli ha dedicato un ritratto a cura di Tina Kozin. Per i tipi Il Girasole Edizioni è condirettore della collana di libri d’artista I diamantini.

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Categories: Artistic Synergies, Autori Kolibris, Italian Poetry, Kolibris' Authors, Poesia italiana

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