Hezy Leskly

 

 

A cura di Sara Ferrari

 

 

 

 

מחול שני

א אֲנִי שׂוֹחֶה בַּיָּם      

הִנֵּה בָּאָה סִירָה.

סִירָה סִירָה אֲנִי אוֹמֵר לָהּ

קְחִי אוֹתִי מִכָּאן.

וְהִיא לוֹקַחַת אוֹתִי מִכָּאן.

ב אֲנִי צוֹעֵד בַּיַּבָּשָׁה.

וְהִנֵּה בָּאָה מְכוֹנִית.

מְכֻנֵּית מְכֻנֵּית אֲנִי אוֹמֵר לָהּ

קְחִי אוֹתִי מִכָּאן.

וְהִיא לוֹקַחַת אוֹתִי מִכָּאן.

ג אֲנִי יוֹשֵׁב בְּחַדְרִי

וְלֹא זָז

וְלֹא זָז

וְלֹא זָז

קַח אוֹתִי מִכָּאן. אֲנִי בָּא וְאוֹמֵר:

וַאֲנִי לוֹקֵחַ אוֹתִי מִכָּאן.

ד כְּשֶׁשָּׁחִיתִי בָּכִיתִי

כְּשֶׁשָּׁחִיתִי בָּכִיתִי

וּכְשֶׁצָּעַדְתִּי הָיִיתִי צָמֵא וְרָעֵב.

כְּשֶׁיָּשַׁבְתִּי מִבְּלִי לָנוּעַ, רָקַדְתִּי

וּכְשֶׁהִפְסַקְתִּי לִרְקֹד,

רָקַדְתִּי שׁוּב.

Seconda danza

 

1) Io nuoto nel mare

ed ecco una barca arriva.

Barca barca le dico

portami via da qui.

Ed essa mi porta via da qui.

 

2) Io cammino sulla terra

ed ecco un’automobile arriva.

Automobile automobile le dico

portami via da qui

Ed essa mi porta via da qui.

 

3) Io siedo nella mia stanza

e non mi muovo

e non mi muovo

e non mi muovo

arrivo e dico: portami via da qui

e mi porto via da qui.

 

4) Mentre nuotavo piangevo

e mentre camminavo avevo sete e fame.

Mentre stavo seduto senza muovermi, danzavo

e mentre smettevo di danzare,

danzavo ancora.

 

 

 

 

 

 

 

 

מחול תשיעי

רָקַדְתִּי אִתְּךָ וּוִתַּרְתִּי עָלֶיךָ

אֲנִי מִשֶּׁקֶר כְּשֶׁאֲנִי אוֹמֵר:

″וִתַּרְתִּי″.

כִּמְעַט וִתַּרְתִּי.

לִמַּדְתִּי אוֹתְךָ אֶת הָרִקּוּד וְהֶרְאֵיתִי לְךָ אֵיךְ לְהֵחָלֵץ מַמְּנוּ.

בַּבַּיִת הַגָּדוֹל שֶׁקִּירוֹתָיו עֲשׂוּיִים מַיִם יֶשְׁנוֹ חֶדֶר אֶחָד קָטָן

שֶׁבּוֹ אֶתְגוֹרֵר לָנֶּצַח,

עָגֹל כְּמוֹ עִגּוּל,

מְאֻשָּׁר כְּמוֹ טֶלֶפוֹן בִּלְתִּי מְחֻבָּר.

 

Nona danza

 

Ho danzato con te———————–e ho rinunciato a te.

Mento quando dico:

“ho rinunciato”.

Ho quasi rinunciato.

Ti ho insegnato la danza e ti ho mostrato come sfuggirne.

Nella grande casa dalle pareti fatte di acqua c’è una piccola stanza

dove dimorerò per sempre,

tondo come una sfera,

felice come un telefono staccato.

 

 

 

 

 

 

מחול עשרים וארבע

הַפַּרְפַּר לוֹגֵם אֶת דִּמְעוֹתָיו שֶׁל הַצָּב

וְנוֹגֵס אֶת נִבְלַת הַקּוֹף

שֶׁנָּפַל מֵהָעֵץ.

הַקּוֹרֵא הַנֶּחְפָּז עָשׂוּי

לְהַסִּיק מִן הַמְּתֹאָר פֹּה

כִּי בְּפָּטָגוֹנְיָה

הַיֹּפִי

נִזּוֹן מִיֵּאוּשׁ וְחִדָּלוֹן.

טָעוּת.

בְּפָּטָגוֹנְיָה כְּמוֹ בְּתֵּל אָבִיב

הַיֹּפִי

נִזּוֹן מֵהַדִּבּוּר עַל הַיֹּפִי.

 

 

 

 

 

 

Ventiquattresima danza

 

La farfalla ingoia le lacrime della tartaruga

e mangia la carcassa della scimmia

caduta dall’albero.

Il lettore frettoloso potrebbe

concludere da quanto è qui riportato

che

in Patagonia

la bellezza

si nutre di disperazione e di nulla.

Errore. In Patagonia come a Tel-Aviv

la bellezza

si nutre del dibattito sulla bellezza.

 

 

 

 

 

 

מחול שלושים ושישה

הַמִּלִּים עָבְרוּ דָּרַך הָעוֹלָם

כְּמוֹ לַהֲקַת צִפֳּרִים

כָּעֵת אֵין דָּבָר בָּעוֹלָם.

אֲפִלּוּ הָעוֹלָם לֹא בָּעוֹלָם.

 

 

 

 

 

 

Trentaseiesima danza

 

Le parole passarono attraverso il mondo

come uno stormo di uccelli.

 

Ora non c’è nulla al mondo.

Neppure il mondo è al mondo.

 

 

 

 

 

 

 

שיעור אלף

הָרֶגעַ אֲניִ לוֹמֵד לִכְתוֹב:

אֵשׁ וחְשְׁמַל, לְלֹא שְׁגיִאוֹת.

והְרֶגעַ אוֹחֶזתֶ אֵשׁ בְּשֻׁלְחַן הַכְּתִיבָה

והְחַשְׁמַל בַּחֶדֶר

כָבֶה.

לְאוֹרוֹ שֶׁל הַשֻׁלְחָן הַבּוֹעֵר

אֲניִ לוֹמֵד לְתָאֵר

אֶת הַאֵשׁ

ולְגעַת בַּחַשְׁמַל.

 

 

 

 

Dal ciclo “Lezione di ebraico”

 

 

Lezione 1

 

Adesso imparo a scrivere:

“fuoco”, “elettricità”, senza errori.

E adesso il fuoco avvolge lo scrittoio

e l’elettricità nella stanza

si spegne.

Alla luce del tavolo ardente

imparo a descrivere

il fuoco

e a toccare l’elettricità.

 

 

 

 

 

 

שיעור הא

כְּשֶׁהַמִּלָּה תַּהֲפֹך לְגוּף

וְהַגּוּף יִפְתַּח אֶת פִּיו

וְיֹאמַר אֶת הַמִּלָּה שֶׁמִּמֶּנָּה

נוֹצַר –

אֲחַבֵּק אֶת הַגּוּף הַזֶּה

וְאָלִין אוֹתוֹ לְצִדִּי.

 

 

 

 

 

Lezione 5

 

Quando la parola diventerà corpo

e il corpo aprirà la bocca

e pronuncerà la parola da cui

fu creata

abbraccerò quel corpo

e lo deporrò al mio fianco.

 

 

 

 

 

 

 

יֵשׁ לִי אַרְבָּעָה אַחִים שֶׁנּוֹלְדוּ מֵתִים

וְהֵם קוֹרְאִים לִי לָשׁוּב אֲלֵיהֶם

בָּגַדְתִּי בָּהֶם כְּשֶׁנּוֹלַדְתִּי וְעָרַקְתִּי אֶל תּוֹךְ הָעוֹלָם

הֵם מִתְגַּעְגְּעִים אֵלִי וַאֲנִי אֲלֵיהֶם

הֵם אֵינָם יְכוֹלִים לָשׁוּב אֵלַי אַךְ אֲנִי יָכֹל

לָשׁוּב אֲלֵיהֶם. “בֹּא בֹּא”

הֵם קוֹרְאִים לִי “נִהְיֶה חֲבוּרָה מְלוּכֶּדֶת

שֶׁל מֵתִים,

מִשְׁפָּחָה מוּצָקָה שֶׁאֵינָהּ מְאַבֶּדֶת פֵּרוּר”.

בַּתְּחִלָּה גַּרְתִּי לְיַד הֶעָרִים

נוֹלַדְתִּי בְּעִיר רְחוֹבוֹת

וְגַרְתִּי לְיָדָהּ.

מִשָּׁם עָבַרְתִּי לְדוֹרָה שֶׁלְּיַד

נְתַנְיָה.

רַק מְאֻחָר יוֹתֵר הֵעַזְתִּי לָגוּר

בְּתוֹךְ הֶעֱרִים מַמָּשׁ.

בְּתוֹךְ גּוּפָן הֶעָדִין, הַחוֹלֶה.

גִבְעֲתַיִּם, הָאָג, אַמְסְטֶרְדַם, תֵּל אָבִיב –

מְקוֹמוֹת שֶׁבָּהֶם לָמַדְתִּי לְתַרְגֵּם

אֶת הַ”בֹּא בֹּא” לְמִלִּים אֲחֵרוֹת

וּמֵהַמִּלִּים הָאֲחֵרוֹת עָשִׂיתִי שִׁירִים.

 

 

 

 

 

Ho quattro fratelli nati morti

che mi pregano di tornare da loro.

Li ho traditi quando sono nato e fuggito nel mondo.

Hanno nostalgia di me e io di loro.

Essi non possono tornare da me ma io posso

tornare da loro. “Vieni vieni”,

mi chiamano, “saremo un’affiatata compagnia

di morti

una famiglia unita che non perde

una briciola.”

 

All’inizio ho abitato vicino alle città.

Sono nato nella città di Rehovot

e ho abitato nelle sue vicinanze.

Da lì mi sono trasferito a Dorah che è

vicino a Netanya.

Solo in seguito ho osato abitare

in vere e proprie città.

Dentro il loro corpo fine, malato.

Givatayim, L’Haja, Amsterdam, Tel-Aviv –

luoghi in cui ho imparato a tradurre

il “vieni vieni” in altre parole

e delle altre parole ho fatto poesia.

 

 

 

 

 

 

 

 

בֵּין דַּפֵּי הַסֵּפֶר

מָצָאתִי רֶגֶל יְבֵשָׁה

שֶׁל מַקָּק.

רֶגֶל הַמַּתְחִילָה לְהִדָּמוֹת לָאוֹת בְּשָׂפָה חֲדָשָׁה

שֶׁלֹּא קַיֶּמֶת בָּהּ הַמִּלָּה: “אָהֲבָה”

 

 

 

 

 

 

Tra le pagine del libro

ho trovato la zampa seccata

di un scarafaggio.

Una zampa che comincia ad assomigliare alla lettera di una lingua nuova

dove non esiste la parola “amore”.

 

 

 

 

 

 

 

 

השראה מתוקה

אֵין דָּבָר בָּעוֹלָם

לְבַד

מֵאָמָּנוּת .

אֵין רָעָב

אֵין מְדִינִיּוּת

פְּנִים וְחוּץ

אֵין גִּהוּקִים וְשִׁהוּקִים

אֵין וְרָדִים

אֵין נַעֲלַיִם לוֹחֲצוֹת

אֵין אֶצְבָּעוֹת נִפְלָאוֹת יָדַיִם מְצֻיָּנוּת אֶצְבָּעוֹת נֶהֱדָרוֹת

אֵין מְחִית תַּפּוּחֵי

אֲדָמָה

אֵין גֶּשֶׁם, אֵין שָׁרָב אוֹ פַּחַד

מָוֶת.   רַק אָמָּנוּת

 

 

 

 

Una dolce intuizione

 

Non esiste nulla al mondo

se non

l’arte.

Non esiste fame

non esiste politica

interna né estera

 

non esistono rigurgiti né singulti

non esistono rose

non esistono scarpe strette

non esistono dita meravigliose—-mani perfette—-dita splendide

 

non esiste purè di

patate

 

non esiste pioggia, non esiste canicola o paura della

morte.—– Solo l’arte.

 

 

 

 

 

 

 

אִם תִּרְצוּ

אִם תִּרְצוּ סְפָּגֶטִי בּוֹלוֹנֶז,

תְּקַבְּלוּ אֶת כָּל הַסְּפָּגֶטִי בּוֹלוֹנֶז שֶׁבָּעוֹלָם.

אִם תִּרְצוּ אֶת כָּל הַסְּפָּגֶטִי בּוֹלוֹנֶז שֶׁבָּעוֹלָם,

תְּקַבְּלוּ בְּקֹשִי מַעֲטָפָה רֵיקָה עִם פֶּתֶק:

“מִשְׁלוֹחַ הַבּוֹלוֹנֶז אָבַד בַּדֶּרֶךְ

מִמַּרְסֵי לְחֵיפָה;

אוּלַי טָבַע בַּיָּם

אוּלַי נֶחְטַף בִּידֵי אוּזְבֶּקִים מְשֻׁלְּחֵי רֶסֶן

אוּלַי הִתְפּוֹצֵץ בְּטָעוּת”.

אִם תִּרְצוּ אַהֲבָה,

תְּקַבְּלוּ בְּקֹשִי מַעֲטָפָה רֵיקָה, בְּלִי כְּתֹבֶת,

בְּלִי כְּלוּם.

אַחֲרֵי הַבְּכִי וְהַשֵּׁנָה תָּבִינוּ שֶׁאֶפְשָׁר

לְהִשְׁתַּמֵּשׁ בַּמַּעֲטָפָה הָרֵיקָה,

לָשִׂים בָּהּ מַשֶּׁהוּ:

אוּלַי שֶׁבֶר זְכוּכִית

אוּלַי טַבַּעַת שֶׁהִתְעַקְּמָה

אוּלַי קְוֻצַּת שֵׂעָר. מַשֶּׁהוּ.

אִם תְּבַקְּשׁוּ מַעֲטָפָה רֵיקָה,

תְּקַבְּלוּ אַהֲבָה,

אֶת כָּל הָאַהֲבָה שֶׁבָּעוֹלָם.

 

 

 

 

 

Se chiederete

 

Se chiederete spaghetti al ragù,

riceverete tutti gli spaghetti al ragù del mondo.

Se chiederete tutti gli spaghetti al ragù del mondo,

riceverete a malapena una busta con un biglietto:

“Il carico di ragù è perito nel tragitto

da Marsiglia a Haifa;

forse———è colato a picco

forse ———dissoluti uzbeki l’hanno saccheggiato

forse———è esploso per sbaglio.”

 

Se chiederete amore,

riceverete a malapena una busta vuota, senza indirizzo,

senza niente.

Dopo il pianto e il sonno capirete

che è possibile

usare la busta vuota,

metterci dentro qualcosa:

forse———un frammento di vetro

forse———un anello ormai deforme

forse———una ciocca di capelli. Qualcosa.

 

Se chiederete una busta vuota,

riceverete amore,

tutto l’amore del mondo.

 

 

Foto di Tomer Appelbaum

Foto di Tomer Appelbaum

Nato nel 1952 a Rehovot, da genitori di origine ceca di sopravvissuti alla Shoah, a ventidue anni Leskly si trasferì in Olanda per studiare danza e arte presso l’Open Academy of Art de L’Aja. Qui rimase per circa dieci anni. Di ritorno in Israele si stabilì a Tel Aviv, dove iniziò a lavorare come coreografo, scrivendo, inoltre, come critico per la danza in un settimanale della città. Nello stesso periodo iniziò a frequentare i poeti del gruppo Maqom che operavano nell’ambito del prestigioso periodico letterario Akhshav. Nel 1986 pubblicò il suo primo volume di poesia, Ha-etzba (Il dito, Am Oved, 1986), cui nello spazio di non un lungo periodo seguirono Hibbur ve-Hissur (Più e meno, Am Oved, 1988) e Ha-akbarim ve-Lea Goldberg (I topi e Lea Goldberg, Zmora Bitan, 1992), considerato il suo capolavoro. La quarta e ultima raccolta Sotim Yekarim (Cari pervertiti, Zmora Bitan, 1994), uscì postuma nel 1994, qualche mese dopo la sua morte avvenuta nello stesso anno e causata dall’Aids. Nel marzo 2009 è uscita presso Am Oved, a cura del poeta Meir Wieseltier, la raccolta Beer Halav Be-emtza Ir (Un pozzo di latte in mezzo alla città), che raccoglie la sua opera omnia, incluse poesie giovanili e inedite.

A lungo Hezy Leskly è stato considerato “il poeta amato dai poeti”, un sublime mistero riservato solo a pochi e innamorati lettori, per lo più appartenenti anch’essi al mondo della letteratura. In effetti, Leskly molto spesso scrive della poesia e del linguaggio poetico, operando però sempre nel segno dell’alterità, come dimostra la sua voce non convenzionale, talvolta quasi molesta nei confronti della letteratura e della bellezza “canoniche”. Di là di ciò, Hezy Leskly è soprattutto un poeta che da caos, solitudine e dolore ha saputo forgiare un’espressione poetica pura e un’eccezionale identità artistica.

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Categories: Hebrew Poetry

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