Lucie Delarue-Mardrus

 

A cura di Emilio Capaccio per la rubrica Il poeta del lunedì

 

 

delarue_lucieLucie Delarue-Mardrus nacque a Honfleur, un piccolo paese che si affaccia sulle coste dell’oceano Atlantico, nella regione della Normandia, Francia, il 3 novembre del 1874. Fu la settima e ultima figlia di Georges Delarue, giovane avvocato (figlio lui stesso di un avvocato di Rouen) e di Marie Janez, che dopo essere rimasta vedova del primo marito, a 21 anni, si risposò con Georges Delarue. Lucie, soprannominata dai suoi genitori “Principesse Amande”, per la sua grande bellezza, ricevette un’istruzione estremamente scrupolosa grazie al buona posizione sociale di cui godeva la famiglia e presto si appassionò all’arte e alla poesia. Fu poetessa, scrittrice, traduttrice, scultrice e pittrice, molto prolifica. Lasciò più di settanta romanzi e raccolte di poesie, tra cui i romanzi: Marie, fille mère (1908); Le roman de six petites filles (1909); L’acharnée (1910); Deux amants (1917); L’ex-voto (1922); Roberte (1937); e le raccolte di poesie: Occident (1901); Ferveur (1902); Horizons (1905); La figure de proue (1908). Dopo che i suoi genitori non acconsentirono alla proposta di matrimonio che aveva ricevuto dal noto militare e diplomatico, Philippe Pétain (1856-1951), Lucie sposò il medico e orientalista Joseph-Charles Mardrus (1868-1949), celebre per aver tradotto, dal 1898 al 1904, incoraggiato da Stéphane Mallarmé (1842-1898), una nuova versione de “Le Mille e una Notte”, in sedici volumi, costituiti da 116 racconti, in una prospettiva più seducente ed erotica. L’amore per l’arte e per la poesia fu il motivo che fece incontrare i due. Il matrimonio, celebrato il 5 giugno del 1900, durò circa 15 anni, e sebbene costellato da continue ispirazioni, innumerevoli amicizie e viaggi in Tunisia, Algeria, Marocco, Siria, Egitto, Turchia e Italia, presto diventò una mera un’unione di facciata, perché nel frattempo Lucie scoprì di essere attratta irresistibilmente dall’universo femminile. Si legò intimamente a donne molto influenti della sua epoca, come la poetessa americana: Natalie Barney (1876-1972), la pittrice Romaine Brooks (1874-1970) e la cantante Germaine de Castro (1930-1952), quest’ultima di origini ebree, costretta a fuggire alle persecuzioni della Gestapo durante la Seconda Guerra Mondiale e a rompere bruscamente il legame amoroso che aveva stretto con Lucie. Il matrimonio finì quando il marito, Joseph-Charles Mardrus, propose a Natalie Barney di dargli un figlio che avrebbe dovuto risultare figlio dei coniugi Mardrus, per preservare l’onore della sua “Principesse Amande”, sterile e perdutamente lesbica. Lucie offesa profondamente nell’orgoglio si trasferì a Parigi, separandosi definitivamente dal marito. Divenne presto nota in tutta Parigi per la sua vita sregolata e chiassosa e per la sua arte scultorea, organizzando conferenze e mostre, oltre che in Francia, anche in Brasile e nella Penisola Scandinava. All’insorgere della Seconda Guerra Mondiale, ridotta in miseria, dovette vendere tutti i suoi beni per sopravvivere, ritirandosi in una piccola casa a Château-Gontier, un piccolo comune nei pressi di Nantes, dove sola, smagrita, profondamente afflitta da artrosi e semi-inferma, morì il 26 aprile del 1945, all’età di 70 anni.

 

 

 

 

 

L’étreinte marine

 

 

Une voix sous-marine enfle l’inflexion

de ta bouche et la mer est glauque tout entière

de rouler ta chair pâle en son remous profond.

Et la queue enroulée à ta stature altière

fait rouer sa splendeur au ciel plein de couchant,

et, parmi les varechs où tu fais ta litière,

moi qui passe le long des eaux, j’ouïs ton chant

toujours, et, sans te voir jamais, je te suppose

dans ton hybride grâce et ton geste alléchant.

Je sais l’eau qui ruisselle à ta nudité rose,

visqueuse et te salant journellement ta chair

où une flore étrange et vivante est éclose;

tes dix doigts dont chacun pèse du chaton clair

que vint y incruster l’algue ou le coquillage

et ta tête coiffée au hasard de la mer;

 

la blanche bave dont bouillonne ton sillage,

l’astérie à ton front et tes flancs gras d’oursins

et la perle que prit ton oreille au passage;

et comment est plaquée en rond entre tes seins

la méduse ou le poulpe aux grêles tentacules,

et tes colliers d’écume humides et succincts.

Je te sais, ô sirène occulte qui circules

dans le flux et le reflux que hante mon loisir

triste et grave, les soirs, parmi les crépuscules,

jumelle de mon âme austère et sans plaisir,

sirène de ma mer natale et quotidienne,

Ô sirène de mon perpétuel désir!

Ô chevelure! Ô hanche enflée avec la mienne,

seins arrondis avec mes seins au va-et-vient

de la mer, ô fards clairs, ô toi, chair neustrienne!

Quand pourrais-je sentir ton coeur contre le mien

battre sous ta poitrine humide de marée

et fermer mon manteau lourd sur ton corps païen,

pour t’avoir nue ainsi qu’une aiguille effarée

à moi, dans le frisson mouillé des goémons,

et posséder enfin ta bouche désirée?

Ou quel soir, descendue en silence des monts

et des forêts vers toi, dans tes bras maritimes

viendras-tu m’emporter pour, d’avals en amonts,

balancer notre étreinte au remous des abîmes? …

 

 

 

 

 

L’abbraccio marino

 

 

Una voce submarina gonfia l’inflessione della tua bocca

e il mare è glauco per intera parte arrotolando

la tua carne pallida nel suo vortice profondo.

 

E la treccia volta alla tua statura altera

pavoneggia il suo splendore al cielo pieno di calante,

e, tra varecchi[1] dove fai la tua lettiera,

 

io che passo a riva delle acque, udii sempre

il tuo canto, e, senza mai vederti, ti suppongo

nella tua ibrida grazia e nel tuo gesto allettante.

 

Conosco l’acqua che scorre alla tua rosea nudità,

viscosa, salandoti giornalmente la carne

dove una flora strana e vivente è sbocciata;

 

le tue dieci dita ove ognuna si chiede del castone chiaro

che venne ad incrostare l’alga o la conchiglia,

e la tua testa pettinata all’azzardo del mare;

 

la bava bianca dove gorgoglia la tua scia, la stella

marina alla tua fronte e i fianchi grassi di ricci di mare

e la perla che prese il tuo orecchio al passaggio;

 

e in che modo è aggrappata in tondo ai tuoi seni

la medusa o il polipo dai gracili tentacoli,

e le tue collane di schiuma umide e succinte.

 

Io ti conosco, O sirena occulta che circoli

nel flusso e nel riflusso che tormenta il mio ozio

triste e grave, alle sere, tra i crepuscoli,

 

gemella della mia anima austera e senza diletto,

sirena del mio mare natio e quotidiano,

O sirena del mio perpetuo desiderio!

 

O chioma! O anca inturgidita con la mia,

seni pressati coi miei seni al viavai del mare,

O belletti chiari, O tu, carne nostrana!

 

Quando potrò sentire il tuo cuore contro il mio

battere sotto il tuo petto umido di marea

e chiudere il mio torbido capotto sul tuo corpo pagano,

 

per averti nuda così come una guglia afferrata

a me, nel brivido umido delle alghe,

e possedere infine la tua bocca desiderata?

 

O in che sera, discesa in silenzio dai monti

e dalle foreste verso di te, nelle tue braccia marittime

verrai tu a prendermi per cullare, in spazi e valli,

 

il nostro abbraccio al vortice degli abissi? …

 

 

 

 

 

 

 

Parmi la pureté du matin triomphant

 

 

Parmi la pureté du matin triomphant

je vais, le souvenir encore si frais à l’âme

du temps où je n’étais qu’un embryon de femme,

qu’il me semble donner la main à quelque enfant.

L’herbe froide à mes pieds comme de l’eau qui coule

la mer au bout des prés vient chanter son bruit clair

et la falaise aussi déferle dans la mer,

de tout le terrain jaune et mou qui s’en déboule.

Les troupeaux comme au long d’un poème latin

paissent avec des rayons de soleil sur leurs croupes,

et les oiseaux de mer ont abattu des groupes

que chaque vague berce de son rythme incertain.

 

Et la prée et les eaux également étales

sourient si bien à mes matineux errements

que je voudrais pouvoir entre mes bras normands

prendre en pleurant ma mer et ma terre natale.

 

Tout ce coin de nature en qui j’épancherais,

comme en l’asile offert de quelque sein de femme,

câlinement, les yeux fermés, toute mon âme

si lourde de tristesse et de mauvais secrets.

 

 

 

 

 

Vado nella purezza del mattino trionfante

 

 

Vado nella purezza del mattino trionfante,

il ricordo così fresco ancora all’anima del tempo

in cui non ero che un embrione di donna,

che mi pare dar la mano a un bambino.

 

L’erba fredda ai miei piedi come d’acqua che cola

il mare ai bordi dei prati viene a cantare il suo chiaro

rumore e così la falesia s’infrange nel mare,

con tutto il piano biondo e morbido che scapicolla.

 

Le mandrie come lungo una poesia latina

pascolano con raggi di sole sulle loro groppe,

e gli uccelli di mare hanno sciolto gli stormi

che ogni onda culla dal suo ritmo incerto.

 

E i manti erbosi e le acque ugualmente immobili

sorridono così bene alle mie mattutine erranze

che vorrei poter tra le mie braccia normanne

afferrare piangendo il mio mare e la mia terra natia.

 

In tutto quest’angolo di natura spargerei,

come nell’asilo offerto da qualche seno di donna,

teneramente, ad occhi chiusi, tutta la mia anima

così grave di tristezza e di cattivi segreti.

 

 

 

 

 

 

 

Refus

 

 

De l’ombre; des coussins; la vitre où se dégrade

le jardin; un repos incapable d’efforts.

Ainsi semble dormir la femme «enfant malade»

qui souffre aux profondeurs fécondes de son corps.

Ainsi je songe …Un jour, un homme pourrait naître

de ce corps mensuel, et vivre par delà

ma vie, et longuement recommencer mon être

que je sens tant de fois séculaire déjà;

je songe qu’il aurait mon visage sans doute,

mes yeux épouvantés, noirs et silencieux,

et que peut-être, errant et seul avec ces yeux,

nul ne prendrait sa main pour marcher sur la route.

Ayant trop écouté le hurlement humain,

j’approuve dans mon coeur l’oeuvre libératrice

de ne pas m’ajouter moi-même un lendemain

pour l’orgueil et l’horreur d’être une génitrice …

— Et parmi mes coussins pleins d’ombre, je m’enivre

de ma stérilité qui saigne lentement.

 

 

 

 

 

Rinuncia

 

 

Dall’ombra; dai cuscini; il vetro dove si degrada

il giardino; un riposo incapace di sforzi.

Così sembra dormire la donna «bambina malata»

che soffre alle feconde profondità del suo corpo.

 

Così penso …Un giorno, un uomo potrebbe nascere

da questo corpo mensilmente[2], e vivere oltre

la mia vita, e a lungo ricominciare il mio essere

che già sento tante volte secolare;

 

penso che avrebbe senza dubbio il mio viso,

i miei occhi spaventati, neri e silenziosi,

e che forse, errante e solo con questi occhi, nessuno

prenderebbe la sua mano portandolo per strada.

 

Avendo ascoltato troppo l’urlo umano,

approvo nel mio cuore l’opera liberatrice

di non aggiungermi a me stessa, un domani,

per orgoglio e per orrore di essere una genitrice …

— E tra i miei cuscini pieni d’ombra, m’inebrio

della mia sterilità che sanguina lentamente. 

 

 

 

 

 

 

 

Enseignement

 

 

Dans ton coeur où survit le sang de tes aînés,

le Nord lugubre aux durs rites enracinés

a mêlé le relent des cires catholiques

au multiple bouquet des senteurs bucoliques;

et tes sens douloureux n’oublient pas sans effort

ce goût de cierge éteint qui pleure et fume encor …

 

Songeuse! …Va mêler ton atavisme austère

au renouvellement onctueux de la terre;

que ton pas réfléchi se plaise à fréquenter

les jardins printaniers où mûrira l’été:

et les arbres chargés de flores jusqu’au faîte

qui secouent la saison heureuse sur sa tête,

les oiseaux alternés comme un choeur de pipeaux,

l’eau dans l’herbe, le ciel mat et bleu, le repos

des bons après-midi qu’un peu d’ombre tamise,

t’apprendront qu’il n’est point d’autre terre promise

que celle où ta jeunesse aimable sent sa chair

encensées au contact des feuilles et de l’air.

 

 

 

 

 

Insegnamento

 

 

Nel tuo cuore dove sopravvive il sangue dei tuoi avi,

il Nord lugubre ai duri culti radicati

ha mischiato il tanfo delle cere cattoliche

ai molteplici bouquet dei sentori bucolici;

e i tuoi sensi dolorosi non dimenticano senza sforzo

questo gusto di cero spento che piange e fuma ancora …

 

Pensierosa! …Va’ a fondere il tuo atavismo austero

nel rinnovamento vellutato della terra;

che il tuo passo riflessivo si compiaccia di frequentare

i giardini primaverili dove maturerà l’estate:

e gli alberi carichi di fiori fino alla cima

che scuotono la stagione felice sul suo capo,

gli uccelli alternati come un coro di pifferi,

l’acqua nell’erba, il cielo opaco e blu,

il riposo dei bei pomeriggi che un po’ d’ombra attenua,

ti insegneranno che non c’è altra terra promessa

che quella dove la tua amabile gioventù sente il proprio odore

incensato al contatto delle foglie e dell’aria.

 

 

 

 

 

 

L’écume est morte …

 

 

L’écume est morte; l’algue est un beau ruban clair

envolé; la rondeur des pieuvres lumineuses

ne luit plus son opale au coeur des vagues creuses …

pourquoi te lèves-tu, fantôme de la Mer?

 

Je n’ai plus le manteau pesant à mes épaules

où venait palpiter ton souffle haletant;

je ne sais plus le pas de celle qui attend

toujours, les yeux plongés au mystère des pôles;

 

ma bouche n’aura plus le cri des abandons

et cette soif qui veut s’abreuver d’altitude,

ni mon coeur, pris d’orgueil sombre et de solitude,

la liberté hirsute et dure des chardons;

 

je ne comprendrai plus la douleur des marées;

seule, et sauvagement, le long du flot natal,

je ne t’offrirai plus l’holocauste mental,

O Spectre! de mon geste aux mains désespérées;

 

car, malgré le passé profond que je te dois,

si tu resurgissais des vagues éternelles

où j’ai cru te noyer une suprême fois,

je te submergerais aux fond de deux prunelles!

 

 

 

 

 

La schiuma è morta

 

 

La schiuma è morta; l’alga è un bel nastro chiaro

volato via; la rotondità delle piovre luminose

non luccica più il suo opale al cuore di concave onde …

perché ti sollevi, fantasma del Mare?

 

Non ho più il cappotto pesante sulle mie spalle

dove venivi a palpitate il tuo soffio ansimante;

non conosco più il passo di chi aspetta sempre,

gli occhi immersi nel mistero dei poli;

 

la mia bocca non avrà più il grido degli abbandoni

e questa sete che vuole abbeverarsi d’altitudine,

né il mio cuore, preso da oscuro orgoglio e solitudine,

la libertà irsuta e dura dei cardi;

 

non comprenderò più il dolore delle maree;

sola, e selvaggiamente, lungo il fiotto natale,

non t’offrirò più l’olocausto mentale,

O Spettro! del mio gesto alle mani disperate;

 

perché, malgrado il profondo passato che ti devo,

se tu risorgessi dalle onde eterne

dove ho creduto annegarti una suprema volta,

ti sommergerei al fondo delle due pupille!

 

 

 

 

 

 

 

L’échange

 

 

Je prendrai sur mon coeur gonflé d’expérience

ta tête de candeur et d’orgueil triomphant,

et je te bercerai comme un petit enfant,

toi qui n’as pas connu l’horreur de la souffrance.

 

Nous pouvons échanger nos passés différents:

viens! tu me sentiras vieille comme une mère,

a scruter les longs jours de ma jeunesse amère

dans ces yeux que la vie a fait ouvrir si grands.

 

Moi qui peux sangloter des maux inexplicables,

toi qui peux éclater du rire des petits,

nous sentirons, heureux, solennels et blottis,

tomber sur nous la paix des heures délectables,

 

et sans doute qu’un peu de forte dureté

me viendra de ton âme impétueuse et neuve

et que tes durs instincts s’apaiseront au fleuve

de ma mélancolique et grave aménité.

 

 

 

 

 

 

Lo scambio

 

 

Prenderò sul mio cuore gonfio d’esperienza

la tua testa di candore e d’orgoglio trionfante,

e ti cullerò come un piccolo neonato,

tu che non sai l’orrore della sofferenza.

 

Possiamo scambiarci i nostri passati differenti:

vieni! mi sentirai vecchia come una madre,

a scrutare i lunghi giorni della mia amara giovinezza

in questi occhi che la vita ha fatto aprire così grandi.

 

Io che posso singhiozzare di mali inspiegabili,

tu che puoi esplodere le risa dei bambini,

felici, solenni e accoccolati, sentiremo

cadere in noi la pace delle ore deliziose,

 

e sicuramente un po’ di forte durezza

mi verrà dalla tua anima giovane e impetuosa

e i tuoi duri istinti s’ammansiranno al fiume

della mia grave e malinconica amenità.

 

 

 

 

 

 

 

L’odeur de mon pays

 

 

L’odeur de mon pays était dans une pomme.

Je l’ai mordue avec les yeux fermés du somme,

pour me croire debout dans un herbage vert.

L’herbe haute sentait le soleil et la mer,

l’ombre des peupliers y allongeait des raies,

et j’entendais le bruit des oiseaux, plein les haies,

se mêler au retour des vagues de midi.

Je venais de hocher le pommier arrondi,

et je m’inquiétais d’avoir laissé ouverte

derrière moi, la porte au toit de chaume mou …

Combien de fois, ainsi, l’automne rousse et verte

me vit-elle, au milieu du soleil et, debout,

manger, les yeux fermés, la pomme rebondie

de tes prés, copieuse et forte Normandie? …

Ah! je ne guérirai jamais de mon pays!

N’est-il pas la douceur des feuillages cueillis

dans leur fraîcheur, la paix et toute l’innocence?

Et qui donc a jamais guéri de son enfance? …

 

 

 

 

 

L’odore del mio paese

 

 

L’odore del mio paese era in una mela.

L’ho morsa con gli occhi chiusi del pisolino,

per credermi in piedi in un pascolo verde.

L’erba alta profumava di sole e di mare,

là, l’ombra dei pioppi allungava delle righe,

ed io sentivo il rumore degli uccelli, piene le siepi,

mischiarsi al ritorno delle onde di mezzogiorno.

Avevo appena scrollato il melo arrotondato,

e già m’inquietavo d’aver lasciato aperta

dietro di me, la porta del tetto di paglia molle …

 

Quante volte, così, l’autunno rosso e verde

mi vide, sotto il sole e, in piedi,

mangiare, a occhi chiusi, la mela rimbalzata

dai tuoi prati, copiosa e forte Normandia? …

Ah! non guarirò mai dal mio paese!

Non è forse la dolcezza dei fogliami colti

nella loro freschezza, la pace e tutta l’innocenza?

 

E chi dunque è mai guarito dalla propria infanzia? …

 

 

 

 

 

 

 

Offertoire

 

 

Je donne ce qui reste en moi grave et pudique

malgré tout mon péché de pensée et de chair,

le coeur pieux, le coeur chaste et mélancolique

qui prie à travers ma gouaille au rire amer,

je donne ce coeur-là, cette chair-là, ces choses

dont j’ai fait en moi un spécial encensoir

a toute la mer, à tous les couchants, aux roses,

aux clairs de lune bleus dont ruisselle le soir,

a toutes ces splendeurs vivantes de la terre

en qui pâme de joie mon âme solitaire.

 

 

 

 

 

Offerta

 

 

Dono ciò che resta in me di solenne e pudico

malgrado tutti i miei peccati di pensiero e di carne,

il cuore pio, il cuore casto e malinconico

che prega oltre lo scherno del mio riso amaro,

dono questo cuore qui, questa carne qui, queste cose

per le quali ho fatto in me un incensiere speciale,

a tutto il mare, a tutti i tramonti, alle rose,

ai chiari di luna blu in cui scorre la sera,

a tutti questi splendori viventi della terra

in cui impazzisce di gioia la mia anima solitaria.

 

 

 

 

 

 

 

J’aime songer …

 

J’aime songer aux mains de mon âme, filant

a l’aveugle, en ces temps de mon passé, lent

ouvrage où s’accomplit la capture inouïe

de ton coeur – oiseau lourd de roue épanouie

 

et que cent réseaux d’or retiennent à jamais –

quand ce que je pleurais et quand ce que j’aimais,

le trouble, la beauté, le doute et ses batailles,

toute l’inquiétude, ô minutes, ô mailles!

 

Dans l’enchevêtrement inexpliqué des jours

ainsi parachevait, en ses tours et détours,

l’ample filet de charme et d’âpre sapience

où se devait un soir prendre ta violence.

 

 

 

 

 

Amo pensare …

 

 

Amo pensare alle mani della mia anima, filanti alla cieca,

in questi tempi del mio passato, la lenta opera

dove si compiva la cattura inaudita del tuo cuore

— energico uccello dal ventaglio spiegato

 

e che cento trame d’oro trattengono per sempre —

quando piangevo e quando amavo,

l’agitazione, la bellezza, il dubbio e le sue battaglie,

tutta l’inquietudine, O minuti, O maglie!

 

Nel groviglio indistricabile dei giorni

perfezionava in questo modo, nei suoi nodi e nei suoi giri,

l’ampia rete di fascino e d’aspra sapienza

dove doveva prendere una sera la tua violenza.

 

 

 

 

 

 

 

Fin

 

 

J’ai porté ton amour au coeur comme un couteau,

il ne m’a pas laissé même de cicatrice.

La solitude en moi revient, dominatrice:

peut-être t’ai-je aimée ou trop tard ou trop tôt.

 

Maintenant l’amitié, plus triste que la haine,

sans doute pour toujours nous unit sans frisson.

Tes yeux ne brûlent plus mon âme de garçon,

et je te tiens la main sans plaisir et sans peine.

 

Mon désir s’était pris aux fils de tes cheveux.

Mais ta proie est perdue, et plus rien ne t’en reste

qu’une âme sans élan dans une chair sans geste.

L’amour est mort: demeure …Ou va t’en si tu veux.

 

 

 

 

 

Fine

 

 

Ho portato il tuo amore nel cuore come un coltello,

non mi ha lasciato neppure una cicatrice.

La solitudine in me torna padrona:

ti ho amata troppo tardi, forse, o troppo presto.

 

Adesso l’amicizia, più triste dell’odio,

indubbiamente ci unisce per sempre senza brivido.

I tuoi occhi non bruciano più la mia anima di ragazzo,

ed io reggo la tua mano senza pena e senza piacere.

 

Il mio desiderio era preso ai fili dei tuoi capelli.

Ma la tua preda è perduta, e niente ti resta

che un’anima senza slancio in un corpo senza gesto.

L’amore è morto: rimani …O vattene se vuoi.

 

 

 

[1] Ceneri di una varietà di alghe marine da cui si ricava una soda greggia.

[2] Si riferisce alla cadenza del ciclo della fertilità femminile.

 

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Categories: French Poetry, Il poeta del lunedì

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