Robin Hyde

 

A cura di Emilio Capaccio per la rubrica Il poeta del lunedì

 

 

Robin HydeRobin Hyde, pseudonimo di Iris Guiver Wilkinson, nacque il 19 gennaio del 1906 a Cape Town, in Sudafrica. Fu la seconda figlia di George Edward Wilkinson, un inglese che lavorava all’installazione del sistema telegrafico in Sudafrica e di Edith Ellinor Butler, una nutrice di origini australiane che, durante una sosta temporanea a Cape Town, sulla sua strada verso l’Inghilterra, aveva incontrato il futuro marito, quand’egli era ricoverato in ospedale in seguito a un ferimento avvenuto per essersi arruolato nel corpo Anglo-Indiano durante la 2° Guerra Boera[1]. Edith, poco più di una diciottenne era nutrice dello stesso ospedale. Quando Iris aveva appena pochi mesi, la famiglia decise di trasferirsi in Nuova Zelanda, imbarcandosi in terza classe sulla “Ruapehu”, una nave transoceanica che approdò a Wellington, sulla costa meridionale dell’Isola del Nord, dove si stabilirono. Poco tempo dopo vennero alla luce altre due figlie. Il padre ottenne un lavoro come impiegato in un ufficio postale e telegrafico in cui rimase per trentaquattro anni, escluso il periodo della chiamata alle armi durante la Prima Guerra Mondiale. Iris frequentò il Wellington Girl’s College, dove cominciò a scrivere le sue prime poesie e brevi storie che pubblicava periodicamente su un giornale scolastico. Nel 1918, il padre ritornò dalla guerra e, con l’indennità che gli era stata riconosciuta dal governo come combattente al fronte, poté comprare una casa più grande, in una zona lontana dai sobborghi popolari di Newtown e Berthampore in cui avevano vissuto fino ad allora, traslocando da un tugurio ad un altro. Nel 1919, Iris, dopo aver terminato gli anni dell’istruzione secondaria, si iscrisse alla “Victoria University” di Wellington, per un breve periodo, continuando a pubblicare racconti e poesie, vincitrici di vari premi, su giornali noti, quali: “Triad” e “The Bulletin”. Nel 1924, all’età di diciotto anni, di ritorno da Auckland, nella parte settentrionale dell’isola del Nord della Nuova Zelanda, in cui si era recata per trascorrere una settimana in compagnia del suo amico d’infanzia Herry Sweetman, fu improvvisamente costretta a rimanere a letto per un gonfiore insorto all’altezza del ginocchio, a causa di un’infezione tubercolare. Per ripristinare la funzionalità della giuntura, furono necessari otto mesi di intervento in ospedale molto duri e drammatici, in cui fu sottoposta a continui trattamenti anestetici con cloroformio e dosi di morfina, e ad assumere grandi quantitativi di medicinali, che tuttavia non eliminarono completamente il dolore, il quale, seppure latente, accompagnò la poetessa per tutta la vita, costringendola alla somministrazione di tanto in tanto di sedativi e altre medicine. Nel 1925 cominciò a lavorare come giornalista al “Wellington’s Dominion”, scrivendo principalmente articoli di interesse femminile. In questo periodo ebbe una breve relazione amorosa con Herry Sweetman. Dopo la partenza del giovane per l’Inghilterra, Iris scoprì di essere rimasta incinta. Il giovane Herry morì poco dopo il suo arrivo in Inghilterra, mentre Iris, nell’aprile del 1926, si dimise dal “Wellington’s Dominion”, per trasferirsi a Sidney. Qui perse il bambino non ancora nato che avrebbe dovuto chiamarsi “Robin”, il cui nome adotterà definitivamente come suo pseudonimo letterario. Il trauma per la morte di Herry, la perdita del bambino e i continui dolori al ginocchio gettarono la poetessa in una profonda crisi depressiva, durante la quale fu ricoverata per un breve periodo al “Queen Mary Hospital”, nella località di Hanmer Springs, dopo il suo ritorno in Nuova Zelanda. A partire da settembre del 1927, ritornò a scrivere con continuità, pubblicando poesie su giornali, quali: “Christchurch Sun”, “Auckland Star” e “New Zealand Times”. Inoltre fu ingaggiata dal giornale “Mirror” per scrivere regolarmente una colonna intitolata “Breezes from the Capital”, (Brezze dalla Capitale), in cui trattava temi di attualità e cronaca mondana. Nel 1929, dopo essere stata nominata redattrice del “Wanganui Chronicle”, pubblicò la sua prima raccolta di poesie, intitolata The Desolate Star and other Poems, accolta molto positivamente dalla critica. Negli anni successivi, intensificò la sua collaborazione con vari giornali e la sua produzione, soprattutto in prosa. Tra il 1935 e il 1938 scrisse cinque novelle: Passport to Hell (1936), Check To Your King (1936), Wednesday’s Children (1937), Nor the Years Condemn (1938), e The Godwits Fly (1938). Il 18 gennaio del 1938, lasciò la Nuova Zelanda per andare a lavorare a Hong Kong. Il viaggio fu narrato da lei stessa sul giornale “Woman Today”, e accennato nelle sue poesie. Da Wellington si imbarcò sulla “Awatea”, una nave che venne utilizzata durante la Seconda Guerra Mondiale per il trasporto di truppe inglesi. Arrivata a Sidney si imbarcò sulla “SS Changte”, che risalendo la costa orientale dell’Australia, fece scalo a Brisbane, Cairns, Thursday Island (isola dell’estrema parte nord-orientale dell’Australia), Manila (Filippine) e Hong Kong (Cina). Giunta a destinazione, ai primi di febbraio, prese la decisione di viaggiare per tutta la Cina. La sua idea era di giungere a Shanghai, prendere una nave per l’isola di Kōbe, nel cuore del Giappone, e da lì imbarcarsi nuovamente verso nord fino ad arrivare a Vladivostok, sulle coste della Russia, dove avrebbe dovuto congiungersi con la Transiberiana che, attraversando tutta la Russia, l’avrebbe portata prossima alla sua meta, ovvero l’Inghilterra. All’epoca, la parte orientale della Cina era stata occupata dal Giappone, dopo l’invasione della Manciuria del 1931. Il 17 febbraio da Hong Kong salpò per Shanghai, raccogliendo testimonianze e materiale per articoli di cronaca, attentamente documentati, che trasmetteva ai giornali neozelandesi, diventando la prima donna reporter che, direttamente dal fronte, riportava la crudeltà e la barbarie della guerra in Cina. All’arrivo a Shanghai, trovò la città interamente occupata dai giapponesi, tuttavia conobbe Rewi Alley (1897-1987), uno scrittore di origine neozelandese, rivoluzionario, attivista politico e membro del partito comunista cinese, impegnato nella lotta contro gli invasori. Alley, sebbene di indole scontrosa e diffidente, fece in modo che la giornalista conoscesse ogni tratto degli scenari di guerra e della cultura di quel popolo, organizzandole interviste, incontri, guidandola per le trincee, ospedali, mercati e nei luoghi dei rifugiati. Hyde, scriveva articoli, lettere, poesie, raccoglieva informazioni e lavorava come reporter, viaggiando solo con una valigia e una macchina per scrivere. Il “Far Eastern Mirror”, giornale neozelandese di orientamento filo-cinese, le propose di addentrarsi nell’interiore, per arrivare fino ad Hankow, che era il maggiore centro di resistenza cinese contro l’ondata giapponese. Sola, nel più completo caos e nella disperazione, riuscì a giungere fino a Xuzhou dove l’esercito cinese stava ripiegando, schiacciato dall’avanzata nemica, fu perciò impossibile continuare il cammino. Dopo un bombardamento sul villaggio di Xuzhou, venne catturata dai soldati giapponesi e scortata fino alla città costiera di Tsing Tao, dove fu consegnata alle autorità inglesi. Poco tempo dopo salpò per l’Inghilterra e il 18 settembre del 1938 arrivò a Southampton. Qui mostrò presto sintomi di ansia e di depressione. Ritornò ad assumere i medicinali degli anni passati, facendo anche un uso eccessivo di anfetamina, sotto forma di benzedrina[2], per alleviare l’ansia e gli stati di angoscia. A quei tempi, però, si ignorava l’elevata tossicità del medicinale. Fu ricoverata due volte in ospedale in preda a crisi depressive e attacchi di panico, ma continuò a lavorare, fino all’ultimo giorno della sua vita, alla raccolta di poesie che uscì postuma in Inghilterra, intitolata House by the Sea and others Poems (1952), alla novella: The Godwits Fly, e alle cronache del suo diario di viaggio Dragon Rampant, pubblicato nel 1939, poco tempo prima della sua morte. Fu con un’overdose di benzedrina, unita probabilmente ai fumi tossici della stufa del piccolo appartamento di Notting Hill, dove si era rifugiata, malata e in ristrettezza economica, che volle togliersi la vita, il 23 agosto del 1939. Aveva 33 anni. Pochi giorni prima alcuni amici neozelandesi, che si erano trasferiti in Inghilterra negli anni precedenti, le avevano offerto un biglietto per tornare in Nuova Zelanda, ma aveva rifiutato dicendo che era la Cina il posto in cui avrebbe voluto ritornare. Fu seppellita nel cimitero di Gunnersbury, un quartiere della zona ovest di Londra.

 

 

 

 

Running water

 

 

I sit beside a little shadowy stream,

and try to tell in words my thoughts of you.

It is in vain.

The running waters quiver, beckon, gleam,

the running water glitters through my brain,

dragon-fly blue.

The irises are sweet with half-forgotten rain.

Their dark heads bend beneath their diadems of dew,

one petal falls, and, like a little boat,

clings drowning where the yellow rushes float.

The waters with soft fingers draw it down.

So, one by one, my petal fancies drown,

and all my unborn words

fall and flutter and sink, like wounded birds.

Cool waters close above them. Silver-grey,

the running waters hurry them away.

 

 

 

 

 

Acqua corrente

 

 

Mi siedo accanto a un piccolo ruscello ombroso,

e tento di dire in parole i miei pensieri su di te.

È tutto vano.

Le acque correnti vibrano, ammiccano, luccicano,

le acque correnti scintillano attraverso la mia mente,

azzurro dragone volante.

Gli iris son dolci con la pioggia mezza dimenticata.

Le loro teste scure piegano sotto i loro diademi di rugiada,

un petalo cade, e, come una piccola barca,

s’aggrappa, prima d’affogare dove fluttuano giunchi giallogni.

Le acque con soffici dita lo portano giù.

Così, uno dopo l’altro, i miei sogni di petalo affogano,

e tutte le mie parole non ancora nate

cadono e stramazzano e affondano, come uccelli feriti.

Fredde acque chiuse sopra di loro. Grigio argento,

le acque correnti vanno via.

 

 

 

 

 

 

 

South

 

 

God send my ship of dreams tonight

far voyaging,

seeking for sunsets that have waited long

for any eye to see

their awful radiance of revelation:

the golden wings of the creative spirit

still brooding over ice and lifeless ocean,

the seed and flower still locked within the brain

that dreams of setting grass, and fluttering

small breasts of birds, and naked limbs of children,

in wastes transformed. Then let my lost ship find

the giant and fantastic passages,

ice-caverns mocking, green and insolent,

the hoary blizzards mounted on their walls —

citadels that shall take so long to storm,

so long for sun and milk-white wind to ride

triumphant, roses springing ’neath their feet …

My ears shall hear a little of the surge

of aeons still to break; my eyes shall see

a little of this star’s long destiny.

 

 

 

 

 

Sud

 

 

Dio, manda la mia nave dei sogni questa notte

a viaggiare lontano,

in cerca di tramonti che ha atteso a lungo

ogni occhio per vedere

il loro suggestivo bagliore di rivelazione:

le ali dorate dello spirito creativo

ancora assorto sul ghiaccio e su oceano senza vita,

il seme e il fiore ancora serrati nella mente

che sogna paesaggi erbosi, e piccoli

petti svolazzanti d’uccelli, e braccia nude di bambini,

in pianure trasformate. Poi lascia la mia nave perduta scoprire

gigantesche e fantastiche insenature,

beffardi caverne di ghiaccio, verdi e insolenti,

bianche tormente sferrate sulle loro pareti —

Cittadelle che avranno sopportato per così tanto tempo la tempesta,

per così tanto tempo il sole e il bianco latte del vento

che guida trionfante, rose spuntate ai loro piedi …

Le mie orecchie ascolteranno un po’ dell’eterno

l’onda ancora sospesa; i miei occhi vedranno

un po’ di questa stella il lungo destino.

 

 

 

 

 

 

 

Hanmer Woods

 

 

Autumn will walk there, with a breath of stardust,

with the burnt brown fronds of bracken in her hair;

autumn will come with the frost on briar berries,

and clean blue mornings, and smoke-hazed air.

 

Autumn will run like a boy among the birch trees,

bittersweet of berries that the birds love on her lips,

with the first frosts crunching in the wet-leaved woodways,

and the last leaf crimson on the maple tips.

 

Crying of birds will flutter through the forest,

when dawn-rains deepen the turquoise in the pool,

when the bright sun drips from the brown-haired fir tree,

and larch boughs quiver in little winds and cool.

 

Autumn will come, and I among the redgums

will feel again the stirring of slender dreams as these:

bright flax gleaming through the foreign larches,

and a bellbird chiming in the maple trees.

 

 

 

 

 

Bosco di Hanmer[3]

 

 

L’autunno camminerà laggiù, con alito sognante,

con le brune foglie bruciate del felceto nei suoi capelli;

l’autunno verrà col gelo sulle bacche dei rovi,

e le azzurre mattine terse, e l’aria velata di foschia.

 

L’autunno correrà come un ragazzo fra gli alberi di betulla,

agrodolce di coccole[4] che gli uccelli amano sui loro becchi,

coi primi geli che cricchiano per sentieri umidi e deserti

e l’ultimo cremisi di foglia sulle punte dell’acero.

 

Uno strido d’uccelli svolazzerà attraverso la foresta,

quando le piogge dell’alba affonderanno il turchese nel laghetto,

quando il sole brillo goccia dalla chioma bruna dell’abete

e i rami del larice vibrano nei piccoli venti freddi.

 

L’autunno verrà, ed io in mezzo ai rossi eucalipti[5]

sentirò ancora l’eccitazione di piccoli sogni come questi:

brillante lino che luccica attraverso i larici stranieri[6],

e un bellbird[7] scampanellare da un albero di acero.

 

 

 

 

 

 

 

Quietude

 

 

Along the crumbling walls grey lichens creep.

Nothing will grow but drowsy poppy seeds

that hold the listless chalices of sleep

in a child’s garden, covered up with weeds.

 

I will go now and find some ordered place

of lawns and old-time gardens, where the earth

has grown with aging like a lovely face

that is not greatly stirred by any mirth.

 

No passions storm or sadden in her eyes;

no follies jingle bells along her street;

and every grief, grown, decorous and wise,

must go his ways with patient lips and feet.

 

A little smoke from dead-leaf memories

shall curl, blue-grey; and I will dwell beside

a wood where blackbirds call, where the old trees

harbour no dreams save those grown quiet-eyed.

 

Here, where good rain is given to careful lawns,

perhaps my peace will slowly come to flower,

and I forget the scent of troubled dawns,

the broken petals of a magic hour.

 

 

 

 

 

Quiete

 

 

Lungo mura cadenti grigi licheni s’arrampicano.

Nulla crescerà, tuttavia un assonnato papavero

s’insinua a reggere i pigri calici del sonno

in un giardino d’infanzia, coperto da erbacce.

 

Io me ne andrò ora e troverò qualche posto ordinato

di prati e giardini dei vecchi tempi, dove la terra

è cresciuta con le stagioni come una bella faccia

che non è assai intrisa da alcuna allegria.

 

Nessuna passione turbina o si rattrista nei suoi occhi;

né un folle tintinnio di campana per la sua strada;

e ogni dolore, maturo, decoroso e saggio,

deve andare a suo modo con labbra e piedi pazienti.

 

Un piccolo fumo dalla foglia morta dei ricordi

s’avvolgerà, blu-grigiastro; ed io dimorerò nei pressi

di un bosco dove i merli chiamano, dove vecchi alberi

non ospitano sogni tranne quella quiete matura degli occhi.

 

Qui, dove la buona pioggia è data a prati accurati,

forse la mia pace verrà lentamente a rifiorire,

ed io dimenticherò il profumo di albe agitate,

i petali strappati di una magica ora.

 

 

 

 

 

 

 

 

The trees

 

 

I saw the little leaves that have

so gay a dance, their tiny veins

skilfully painted by some grave,

firm hand, that spared not love or pains.

 

And here a mystery was wrought

in secret letters hard to find;

each leaf was perfect, each a thought

made shapely in the dreamer’s mind.

 

In caverns deep beneath the earth

the blind roots twist. They do not know

how their boughs rock with April’s mirth,

or feel the ripening Autumn’s glow;

 

And the swift tides of sap that pass

from gloom to sunshine have no words

to tell the lovely scents of grass,

the plash of rain, the call of birds.

 

Yet still the blind, brown fingers grope,

and wrench asunder rocky bars

for no reward but some dim hope

and far-off knowledge of the stars.

 

Oh Life! In caverns deep as these

we build and break. In dusk profound

as any plumbed by ancient trees

we wander blindly underground;

 

And blindly from strange soil we drink

the very milk of mother Earth,

the secret rivers, by whose brink

nor daffodil nor scent has birth.

 

Nor may we know how swiftly these

dark tides shall gift our boughs with wings,

shall blossom into melodies

and starry-plumed immortal things.

 

But, where the tree of Man grows tall

and soars to straightness from its clod,

widen the flowers that shall not fall,

whereof the perfume pleases God.

 

 

 

 

 

Gli alberi

 

 

Ho visto le piccole foglie avere una così

allegra danza, le loro piccole venature

abilmente dipinte da qualche grave, ferma mano,

che non ha risparmiato amore o dolori.

 

E qui un mistero è stato modellato

in lettere segrete difficile da decifrare;

ogni foglia era perfetta, ognuna un pensiero

ben fatto nella mente del sognatore.

 

In caverne profonde sotto la terra

cieche radici s’attorcigliano. Non sanno

come i loro rami oscillano d’allegria d’Aprile,

o sentono il rossore dell’Autunno maturo;

 

E le rapide maree di linfa che passano

dall’oscurità alla luce del sole non hanno parole

per raccontargli i bei profumi dell’erba,

gli scrosci di pioggia, il richiamo degli uccelli.

 

Ma sempre alla cieca, brancolano le dita brune,

e strappano a pezzi gli strati rocciosi

non per ricompensa ma per la speranza

fioca e la remota conoscenza delle stelle.

 

O Vita! In caverne oscure come questa

noi costruiamo e frantumiamo. Nel crepuscolo

profondo come antichi alberi eretti

vaghiamo ciecamente sottoterra;

 

E ciecamente dal suolo bizzarro

beviamo il vero latte della madre Terra,

i fiumi segreti, dalla cui sponda

né giunchiglia né profumo è nato.

 

Non possiamo sapere come rapidamente queste

maree scure doneranno ali ai nostri rami,

come sbocceranno dentro melodie

e su piume brillanti di immortali cose.

 

Ma, dove l’albero dell’Uomo cresce alto

e tende verso l’integrità dalla sua zolla,

s’accrescono i fiori che non cadranno,

dei quali il profumo compiace Dio.

 

 

 

 

 

 

 

Over the fields

 

 

A way lies over these blue fields of sleep,

loiters through short sweet grasses, glimmers white

through woods of silver birch trees, where in deep

green quietness the winds lie hid from sight.

Meadow and stream and house of lighted window,

each listens for the sound of passing feet,

and knows my step again, and gives me welcome

in still ways and sweet.

 

It is not strange at all that you should pass,

turn back and smile, stand presently in dream

beside the little coppice by the stream,

where the yellow willow leaves lie tangled in the grass.

It is not strange at all that there should be

the little leaves, caught in your dress,

nor that your voice should say forgotten things to me,

forgotten tenderness.

 

Hardly I wonder that we walk together,

and talk of simple things, winds, birds, and skies,

or that lost dreams laugh suddenly in greeting

from the dark woods in your eyes.

But standing with the shadow of dawn above us

by the grey stream’s broken gleaming,

we whisper thanks to those old gods that love us,

for night — for dreaming.

 

 

 

 

 

Fuori i campi

 

 

Una via sbuca da questi campi azzurrati di sonno,

indugia in una dolce erbetta, balugina bianca

dentro boschi di betulle d’argento, dove nella verde

quiete profonda i venti s’aprono alla vista nascosti.

Prato e ruscello e casa da finestre illuminata,

ognuno ascolta il suono dei piedi di passaggio, e impara

un’altra volta il mio passo, e mi dà il benvenuto

ancora con dolci maniere.

 

Non è del tutto strano che tu dovresti passare,

voltarti e sorridere, stare a momenti nel sogno

accanto alla piccola ceppaia sul ruscello,

dove il salice giallo giace aggrovigliato dall’erba.

Non è del tutto strano che dovrebbero esserci

piccole foglie attaccate al tuo vestito

né che la tua voce dovrebbe dirmi cose dimenticate,

tenerezza dimenticata.

 

Chiedo appena di poter camminare insieme,

e parlare di cose semplici, venti, uccelli, e cieli,

o di quei sogni perduti che ridono all’improvviso

nei tuoi occhi, salutando dal bosco oscuro.

Solo restando con l’ombra dell’alba sopra di noi

sul grigio ruscello infranto di bagliori,

bisbigliamo un grazie a quei vecchi dei che ci amano,

per la notte — per il sogno.

 

 

 

 

 

 

 

Tryst

 

 

Lie at twilight down among the grass.

Let the brown gorse bend above you there.

Let the crushed fern tangle in your hair,

close beside a road where few men pass.

 

Breathe the scent of little earthly things.

Let the twilight touch you, breast and brow,

as a harper, weaving wistful strings,

tells the gleam of star-flowers withered now.

 

Drink the cup of silence deep for me,

knowing that my spirit stands beside.

Let the purple dusk, the far-heard sea,

beauty’s passion, take you for a bride.

 

Yet, if one beloved should be near,

if his lips be tender on your hair,

take the hour, nor think any ghost must tread

home on lonely ways with bended head.

 

Let the kindling moments blaze and pass

Lithe as flame along the golden grass,

for tonight, forgetting ancient bars,

I am master over wind and stars.

 

I can make the dying clover sweet

blow the stars like blossoms round your feet;

and the lips made strange with holy speech

whisper but the secret words I teach;

 

arms that hold you, give you but again

shadow of splendour and pain

Lie at twilight, where the star-flowers twine …

Life’s long kiss against your eyes is mine.

 

 

 

 

 

Appuntamento segreto

 

 

Giaci nel crepuscolo in mezzo all’erba.

Lascia la bruna ginestra chinarsi su di te.

Lascia il groviglio di felce premere i tuoi capelli,

accanto a una via dove pochi uomini passano.

 

Respira il profumo delle piccole cose terrene.

Lascia che il crepuscolo ti sfiori, petto e sopracciglio,

come un suonatore d’arpa, tessendo malinconiche

corde, narra della luce del floristella[8] ora appassito.

 

Bevi la tazza del profondo silenzio per me, sapendo

che il mio spirito giace accanto. Lascia che la porpora

del crepuscolo, il suono del mare lontano,

la passione della bellezza ti prendano in sposo.

 

E se un’amata si trovasse lì accanto,

se le sue labbra fossero tenere sui tuoi capelli,

afferra l’ora, non pensare che è qualche fantasma

per casa coi suoi solitari e la testa piegata.

 

Lascia che i momenti accesi ardano e passino

flessuosi come fiamma nell’erba dorata,

stanotte, dimenticando prigioni antiche,

io sono la domina su vento e su stelle.

 

Posso fare dolce il trifoglio morente

soffiare stelle come fiori intorno ai tuoi piedi;

fare strane labbra con sacre preghiere

bisbigliare solo parole segrete che insegno;

 

braccia che ti contengono, ti porgono

ancora solo ombra di splendore e di dolore.

Giaci al crepuscolo, dove i floristella s’intrecciano …

il lungo bacio della vita nei tuoi occhi è il mio.

 

 

 

 

 

 

 

The desolate star

 

 

Little winds of dawn come gently to them,

all the living stars, the other stars.

Dim rains passionate with scents bedew them,

my brother stars,

and I go, lonely.

Steadfast and clear their shining —

are the shadows, and the song of the wind’s pining

for ever, mine only?

 

Ah, the winds are kind to them! They know not,

they whose flowers quicken at their heart,

of the darkness where the life-fires glow not,

where, set apart,

I must follow, lost

on a blue road’s descending,

which, for years that know not birth nor ending,

no wayfarer has crossed.

 

Purple-plumed, the nesting twilight covers

all their golden windows. One last gleam

shows me tranquil gardens, where go lovers

with eyes adream.

And I go, lonely,

remembering lovelit faces —

is the cry of the wind’s going through empty spaces,

for ever, mine only?

 

 

 

 

 

La stella desolata

 

 

Piccoli venti dell’alba vanno dolcemente a loro,

a tutte le stelle viventi, le altre stelle.

Tenui piogge appassionate con profumi le bagna

mio fratello il destino.

Ed io vado, solitaria.

Costante e chiaro il loro bagliore —

Le ombre, e la languida canzone del vento

saranno per sempre, solo mie?

 

Ah, i venti sono gentili con loro! Esse non sanno,

esse di cui i fiori si ravvivano nel loro cuore,

dell’oscurità dove i fuochi della vita non si accendono,

dove, stando in disparte,

devo andare perduta

discendendo per una strada azzurra

che per anni, senza conoscere inizio né fine,

nessun viandante ha attraversato.

 

Con piume di porpora, il nido del crepuscolo copre

tutte le loro finestre dorate. Un ultimo bagliore

mi mostra quieti giardini, dove vanno gli amanti

con occhi di sogno.

Ed io vado, solitaria,

ricordando facce infuocate d’amore —

L’uggiolare del vento che va attraverso spazi disabitati

è per sempre, solo mio?

 

 

 

 

 

 

 

The wayfarer

 

 

The wounds of the world are good wounds, got in a hardy fight —

therefore ‘tis best to welcome or pilgrim or knight

who limping comes on his quest, forspent or betrayed,

whose breast is an aching thrust; and who will not be stayed.

 

The wounds of the world are strange wounds, yet there may be surcease

for him that after the conflict shall win to a little peace

where the air is cool as lilies, along a darkling road,

and the hawthorn trees are bowed round the well that is given of God.

 

The wounds of the world are sure wounds. Therefore make ready thy soul

for this, that no glinting armour shall keep thine honour whole,

make ready thy head for the dust, thy lips for the victor’s smile,

and thy dream for the blue of dusk that fringes Avilion isle.

 

 

 

 

 

Il passante

 

 

Le ferite del mondo sono buone ferite, procurate in strenua lotta —

perciò è il miglior saluto al pellegrino o al cavaliere

che zoppicando va alla propria ricerca, esausto o tradito,

il cui petto è una spinta dolorosa; e a chi non vorrà restare.

 

Le ferite del mondo sono strane ferite, può esserci persino

conforto per chi dopo la lotta otterrà una piccola pace

dove l’aria è fresca come gigli, lungo una strada oscura,

e i biancospini sono curvi sul bene che Dio ha donato.

 

Le ferite del mondo sono ferite sicure. Disponi a loro

la tua anima, nessuna lucida armatura terrà integri i tuoi onori,

disponi il capo alla polvere, le labbra al riso del vincitore

e il tuo sogno al blu del crepuscolo che frangia l’isola di Avalon[9].

 

 

 

 

 

 

 

Written in cold

 

 

When I am weighted down with fame

and wealthy past desire,

I shall spend every copper on

pine-sticks for a fire.

 

Flames shall be my jongleurs,

flames my minstrel wights,

and flames beneath a sky of sparks

shall dance for me o’ nights.

 

Slim flames in sapphire,

waspish flames in green …

but a still flame in scarlet,

she shall be my Queen.

 

I shall be their mad master …

shriller, fiercer than words

out of my golden aviary

shall cry my burning birds.

 

 

 

 

 

Scritta nel freddo

 

 

Quando sarò ossessionata dalla fama

e dalla nostalgia di un ricco

passato, spenderò ogni centesimo

per un fuoco di rami di pino.

 

Le fiamme saranno miei giocolieri,

fiamme i miei spiriti menestrelli,

e fiamme sotto un cielo di scintille

per me sulle notti danzeranno.

 

Esili fiamme di zaffiro,

stizzose, giovani fiamme …

e una fiamma scarlatta

sarà mia Regina.

 

Io sarò il loro padrone furibondo …

più stridente, più brutale delle parole

urlate oltre il mio aviario dorato

dai miei uccelli che staranno bruciando.

 

[1] La prima guerra boera si ebbe tra il 1880 e il 1881, mentre la seconda si ebbe tra il 1899 e il 1902. Le guerre ebbero come teatro il Sudafrica e videro contrapposti gli inglesi e i coloni sudafricani di origine olandese, detto boeri. L’esito delle guerre fu la vittoria degli inglesi che declamò la fine della Repubblica del Transvaal e dello Stato Libero dell’Orange, per diventare un’unica colonia inglese.

[2] L’anfetamina fu sintetizzata nel 1887, presso l’università di Berlino da un chimico rumeno Lazar Edeleanu (1861-1941), ma l’uso medico sperimentale si ebbe solo a partire dal 1920 quando lo statunitense Gordon Alles (1901-1963) la sintetizzò per scopi farmaceutici, sotto forma di benzedrina, nel trattamento dell’asma, febbre da fieno e rinite.

[3] Hanmer è un piccolo villaggio nella regione di Canterbury, sull’isola meridionale della Nuova Zelanda, in cui la poetessa fu ricoverata in ospedale per un breve periodo, a seguito di una crisi depressiva.

[4] Nel testo il termine è usato nell’accezione di bacca, ovvero piccolo frutto del ginepro, dell’alloro e di altre piante simili.

[5] In lingua originale il termine: “redgums”, indica una specie di eucalipti rossi originari dell’Australia.

[6] I larici europei furono importati dagli inglesi nella Nuova Zelanda, intorno al 1850, principalmente nella regione di Canterbury, sull’isola meridionale. Non essendo perciò una specie autoctona, nella poesia vengano definiti con il termine “stranieri”.

[7] Termine con cui vengono chiamati i melifagidi, una famiglia di uccelli dell’ordine dei passeriformi, originari della Nuova Zelanda, con un richiamo simile ad uno scampanellio.

[8] In lingua inglese con il termine starflower si indica ogni fiore appartenente al genere trientalis. Il fiore, (in italiano fior di stella o floristella) può arrivare fino a 20 cm, con fioritura tra maggio e giugno. E’ caratterizzato dalla forma stellare e predilige il sottobosco ombreggiato.

[9] E’ un’isola leggendaria legato al ciclo letterario di Re Artù, approssimativamente immaginata nella parte occidentale delle isole britanniche.

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Categories: Il poeta del lunedì, New Zealand Poetry

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2 replies

  1. Stupendamente emozionanti!

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