Ronald de Carvalho

 

A cura di Emilio Capaccio per la rubrica “Il poeta del lunedì

 

Ronald_de_CarvalhoRonald de Carvalho nacque a Rio de Janeiro, Brasile, il 16 maggio del 1893. Il padre era Artur Augusto de Carvalho, ingegnere navale, fatto fucilare dal Presidente Floriano Vieira Peixoto (1839-1895), per aver partecipato attivamente alla 2° “Revolta da Armada[1]”, (Rivolta dell’Armata) tra il 1893 e il 1894. La madre era Alice Paula e Silva Figueiredo de Carvalho. Fu cresciuto ed educato dal nonno fino all’età di 6 anni, quando fu iscritto al “Colégio Abílio, Rio de Janeiro”, dove terminò gli studi nel 1907. L’anno successivo, con l’intento di intraprendere la carriera giornalistica, si iscrisse al corso di Diritto della Facoltà “Livre de Ciências Jurídicas e Sociais”, di Rio de Janiero, laureandosi nel 1912, ma già a partire dal 1910, collaborava con la rivista “A Época” e con il giornale “Diário de Notícias” di Ruy Barbosa (1849-1923). Nel 1913 si trasferì a Parigi per studiare Sociologia e Filosofia. Lo stesso anno pubblicò la sua prima raccolta poetica dal titolo Luz gloriosa, risentendo fortemente l’influenza della poesia simbolista di Charles Baudelaire (1821-1867) e Paul Verlaine (1844-1896). Nel 1914 si trasferì a Lisbona, esercitando incarichi diplomatici e integrandosi pienamente nel gruppo di intellettuali modernisti del paese. Nel 1915 partecipò al lancio della rivista letteraria “Orpheu”, che rappresentò la nascita vera e propria del modernismo portoghese. La rivista, a cadenza trimestrale, diede alla luce soltanto 2 numeri: il n. 1 del marzo 1915, diretto da Ronald de Carvalho e Luís de Montalvor (1892-1947) e il n. 2 del giugno 1915, diretto da Fernando Pessoa (1888-1935) e Mario de Sá-Carneiro (1890-1916). Nel 1919 ritornò in Brasile, dove pubblicò, qualche mese dopo, la seconda raccolta poetica, intitolata Poemas e Sonetos, che rivela una certa estetica parnassianaL’esperienza con i modernisti portoghesi, tuttavia, marcò la sua opera futura e lo fece avvicinare ai modernisti brasiliani, con i quali ebbe intense frequentazioni e partecipò alla “Semana de Arte Moderna”, che si tenne a San Paolo, dall’11 al 18 febbraio del 1922, alla quale parteciparono tutti i maggiori artisti del modernismo brasiliano, tra cui Mario de Andrade (1893-1945), Oswald de Andrade (1890-1954), Anita Malfatti (1889-1964), Menotti del Picchia (1892-1988) e altri. Lo stesso anno pubblicò la sua terza raccolta poetica dal titolo Epigramas irônicos e sentimentais. La sua attività poetica, saggistica e di critica letteraria fu sempre associata a una gloriosa carriera diplomatica. Sposò Leila Acioli de Carvalho dalla quale ebbe 4 figli. Nel 1924 fu “Direttore della Selezione dei Negozi Politici e Diplomatici d’Europa”. Nel 1926 fu “Ufficiale di Gabinetto” del Ministro degli Esteri Otávio Mangabeira (1886-1960). Per due anni esercitò a Parigi importanti incarichi per conto dell’ambasciatore brasiliano in Francia, Luís Martins de Sousa Dantas (1876-1954), e successivamente esercitò gli stessi incarichi a L’Aja, in Olanda. Nel 1926 pubblicò la sua quarta raccolta poetica dal titolo Toda a América, considerata la sua opera più importante, nella quale emerge un uso intenso di metafore, versi ampi e liberi che richiama molte analogie con “Foglie d’erba” di Walt Whitman (1819-1892), del quale Ronald de Carvalho era un grande studioso ed estimatore. Nel 1930 la sua poesia Brasil, fu letta con grande apprezzamento nella conferenza “Poesia Moderníssima do Brasil”, organizzata dal professore Manoel de Souza Pinto, titolare della Cattedra degli “Estudos Brasileiros da Faculdade de Letras de Coimbra”; la poesia con ampie note critiche fu poi pubblicata l’11 gennaio del 1931 nel “Jornal do Commercio” di Rio de Janeiro. Nel 1933, dopo essere tornato in Brasile, Ronald de Carvalho fu nominato Segretario del Presidente della Repubblica, carica che stava esercitando quando in seguito a un grave incidente automobilistico perse la vita a Guanabara (Rio de Janeiro), il 15 febbraio del 1935, dopo circa un mese di agonia. Aveva 41 anni. Quello stesso anno la rivista “Diário de Notícias” lo aveva eletto “Principe dei prosatori brasiliani”.

 

 

 

 

Anoitece

 

 

Anoitece …

Venho sofrer contigo a hora dolente que erra,

sob a lâmpada amiga, entre um vaso com rosas,

um festão de jasmins, e a penumbra que desce …

hora em que há mais distância e mágoa pela terra;

quando, sobre os chorões e as águas silenciosas,

redonda, a lua calma e sutil, aparece …

 

O rumor de uma voz sobe no espaço, ecoando,

mais um dia se foi, menos uma ilusão!

E assim corre, igualmente, a ampulheta da vida.

Senhor! depois de mim, como folhas em bando,

num crepúsculo triste, outros homens virão

para recomeçar a rota interrompida,

e a amargura sem fim de um mesmo sonho vão …

 

Nos dormentes jardins bolem asas incautas,

sobre os campos a bruma ondeia, devagar.

Estremecem no céu estrelas sonolentas

e os rebanhos, que vão na neblina lunar,

agitam molemente, ao longe, as curvas lentas

das estradas de esmalte, ao rudo som das frautas.

 

Anoitece…

Tremula ainda, no poente, a luz de alguns clarões,

e, enquanto sobre o meu teu olhar adormece,

entre o perfil sombrio e vago dos chorões,

redonda, a lua calma e distante, aparece …

 

 

 

 

 

Si fa notte

 

 

Si fa notte …

Vengo a soffrire con te l’ora dolorosa che vaga,

sotto la lampada amica, fra un vaso con rose,

un festone di gelsomino, e il buio che scende …

ora che c’è più distanza e dolore sulla terra;

quando, sui salici e le acque silenziose,

tonda, la luna calma e sottile, appare …

 

Il suono d’una voce va per lo spazio, echeggiando,

un altro giorno è andato, un’illusione di meno!

E così corre, ugualmente, la clessidra della vita.

Signore! dopo di me, come foglie a bande,

in un crepuscolo triste, altri uomini verranno

per riprendere la strada interrotta,

e l’amarezza senza fine d’uno stesso sogno vano …

 

Nei giardini dormienti frullano ali avventate,

sui campi la bruma ondeggia, lentamente.

Tremano in cielo stelle sonnolenti

e le mandrie, che vanno nella nebbia lunare,

agitano mollemente, in lontananza, le curve lente

delle vie di smalto, al rude suono dell’indolenza.

 

Si fa notte …

Trema ancora, nel ponente, la luce di alcuni chiarori,

e mentre sul mio il tuo sguardo s’addormenta,

tra il profilo scuro e vago dei piagnucoloni,

tonda, la luna calma e distante, appare …

 

 

 

 

 

 

 

Écloga tropical

 

 

Entre a chuva de ouro das carambolas

e o veludo polido das jabuticabas,

sobre o gramado morno,

onde voam borboletas e besouros,

sobre o gramado lustroso

onde pulam gafanhotos de asas verdes e vermelhas,

 

salta uma ronda de crianças!

O ar é todo perfume,

perfume tépido de ervas, raízes e folhagens.

 

O ar cheira a mel de abelhas …

 

E há nos olhos castanhos das crianças

a doçura e o travor das resinas selvagens,

e há nas suas vozes agudas e dissonantes

um áureo rumor de flautas, de trilos, de zumbidos

e de águas buliçosas …

 

 

 

 

 

Ecloga tropicale

 

 

Tra la pioggia d’oro delle carambole[2]

e il velluto lucido delle jabuticabas[3],

sul prato mite,

dove volano farfalle e coleotteri,

sul prato lustro

dove balzano cavallette dalle ali verdi e rosse,

 

salta una ronda di bambini!

L’aria è tutta profumo,

profumo tiepido d’erbe, radici e fogliame …

 

L’aria respira il miele delle api …

 

E negli occhi marroni dei bambini

la dolcezza e l’agrore di resine selvatiche,

e c’è nelle loro voci acute e dissonanti

un aureo suono di flauti, di trilli, di ronzii

e di acque bucoliche …

 

 

 

 

 

 

 

Épura

 

 

Geometrias, imaginações destes caminhos

da minha terra!

Curvas de trilhas,

triângulos de asas,

bolas de cor …

 

Círculos de sombras agachadas entre as árvores,

cilindros de troncos embebidos na luz.

 

Geometrias, imaginações destes caminhos

da minha terra!

 

Melancolicamente, nesta alegria geométrica,

pingando bilhas polidas,

o leque das bananeiras abana o ar da manhã …

 

 

 

 

 

Épura[4]

 

 

Geometrie, immaginazioni di questi percorsi

della mia terra!

Curve di sentieri,

triangoli d’ali,

sfere colorate …

 

Cerchi d’ombre accovacciate tra gli alberi,

cilindri di tronchi imbevuti di luce.

 

Geometrie, immaginazioni di questi percorsi

della mia terra!

 

Malinconicamente, in quest’allegria geometrica,

grondante lucide biglie,

il ventaglio dei banani smuove l’aria del mattino …

O mercador de prata, de ouro e esmeralda

 

 

Cheira a mar! cheira a mar!

As redes pesadas batem como asas,

as redes úmidas palpitam no crepúsculo.

A praia lisa é uma cintilação de escamas.

 

Pulam raias negras no ouro da areia molhada,

o aço das tainhas faísca em mãos de ébano e bronze.

Músculos, barbatanas, vozes e estrondos, tudo se mistura,

tudo se mistura no criar da espuma que ferve nas pedras.

 

Cheira a mar!

 

O corno da lua nova brinca na crista da onda.

E entre as algas moles e os peludos mariscos,

onde se arrastam caranguejos de patas denticuladas

e onde bole o óleo gelatinoso das lulas flexíveis,

diante de rede imensa na noite carregada de estrelas,

na livre melodia das águas e do espaço,

entupido de ar, profético, timpânico,

estoura orgulhosamente o papo dum baiacu …

 

 

 

 

 

Il mercante d’argento, d’oro e smeraldo

 

 

Odora il mare! Odora il mare!

Le reti pesanti battono come ali,

le reti umidi palpitano nel crepuscolo.

La spiaggia liscia è una scintillazione di scaglie.

 

Saltellano nere razze nell’oro della sabbia bagnata,

l’acciaio delle muggini luccica in mani d’ebano e di bronzo.

 

Muscoli, pinne, voci e fragori, tutto si mischia,

tutto si mischia nel crearsi della schiuma che ferve tra gli scogli.

 

Odora il mare!

 

Il corno della luna nuova gioca sulla cresta dell’onda.

E tra le alghe molli e i villosi molluschi,

dove si trascinano granchi dalle zampe denticolate

e dove bolle l’olio gelatinoso dei flessili calamari,

nella rete immensa della notte carica di stelle,

nella melodia libera delle acque e dello spazio,

invasa d’aria, profetica, timpanica,

scoppia orgogliosamente la chiacchera d’un piovanello[5]

 

 

 

 

 

 

 

O canto que me ensinaste

 

 

O canto que me ensinaste foi virgem e livre:

todas as águas balançaram nele,

todos os ventos murmuraram nele,

todos os perfumes se impregnaram nele.

 

Foi como um vôo,

foi como um vôo longo, longo,

um vôo todo verde no teu sol todo de ouro, no teu ar todo azul;

o canto virgem, o canto livre que me ensinaste.

 

 

 

 

 

Il canto che mi insegnasti

 

 

Il canto che mi insegnasti fu vergine e libero:

tutte le acque si cullarono in esso,

tutti i venti mormorarono in esso,

tutti i profumi s’impregnarono in esso.

 

Fu come un volo,

fu come un volo lungo, lungo,

un volo tutto verde nel tuo sole tutto d’oro, nella tua aria tutta azzurra;

il canto vergine, il canto libero che m’insegnasti.

 

 

 

 

 

 

 

Êxul

 

 

Esse que sabe rir vai à festa da Vida …

— Quantos já vi passar neste longo caminho,

com os olhos postos no alto e a boca ressequida,

desejosa de sol, de pâmpanos e vinho…

 

Vão em busca do céu na alameda comprida

que se perde lá baixo …e eu sempre a olhar, sozinho

a audácia dos que vão para o orgulho da lida,

transpondo luar a luar, vencendo espinho a espino …

 

— Caem rosas …depois …outras rosas vêm vindo …

outras rosas cairão …outras virão …e eu preso,

a ver os que lá vão pelo caminho infindo …

 

— Mas todos ao voltar trazem no passo triste

no lábio êxul, nas mãos senis, no olhar aceso,

a mentira imortal de tudo quanto esiste …

 

 

 

 

 

Esule

 

 

Colui che sa ridere va alla festa della Vita …

— Quanti ho visto passare in questo lungo cammino,

con occhi puntati in alto e bocca inaridita,

desiderosi di sole, di pampini e di vino …

 

Vanno in cerca di cielo per il viale dritto

che si perde laggiù …e io sempre solo guardando

l’audacia di chi va all’orgoglio della lotta,

passo luna dopo luna, spina dopo spina avanzando…

 

— Cadono rose …poi …altre rose si vedranno fiorite …

altre rose cadranno …altre verranno …ed io preso,

a vedere quelli che là vanno per strade infinite …

 

— Ma tutti al ritorno portano con passo triste

con labbra esuli, nelle mani senili, nello sguardo acceso,

l’immortale menzogna di tutto quanto esiste …

 

 

 

 

 

 

 

Doçura da chuva

 

 

Doçura melancólica da chuva,

dos muros úmidos, das ruas cheias de água barrenta,

da atmosfera pesado, sonolenta,

doçura da chuva..

 

Doçura melancólica da chuva,

quando não ha cartas de amor para rasgar,

quando não ha rondeis nem bailadas para rimar,

e a vida, parece, anda mais devagar!

doçura de chuva..

 

Doçura melancólica da chuva,

quando ficam rasos de água os olhos dos homens líricos,

quando as penas marcham ao compasso grave dos alexandrinos,

e jorram dos corações sonetos sentimentais.

 

Melancolia irônica de chuva,

sob uma epígrafe bucólica de Sá de Miranda,

no redondilha dos madrigais.

 

Monotonia da chuva indiferente, calma,

caindo nos charcos, caindo nos pântanos,

 

caindo na alma.

 

Doçura melancólica de chuva!

 

 

 

 

 

Dolcezza di pioggia

 

 

Dolcezza malinconia di pioggia,

dei muri bagnati, delle strade piene d’acqua argillosa,

atmosfera greve, sonnolenta,

dolcezza di pioggia …

 

Dolcezza malinconia di pioggia,

quando non ci sono lettere d’amore da strappare,

quando non ci sono rondò né ballate da rimare,

e la vita, sembra, andare più lentamente!

Dolcezza di pioggia ..

 

Dolcezza malinconia di pioggia,

quando diventano lacrimosi gli occhi degli uomini lirici

quando le penne marciano al compasso grave degli alessandrini,

e schizzano dai cuori sonetti sentimentali.

 

Malinconia ironica di pioggia,

sotto un’epigrafe bucolica di Sá de Miranda[6],

in strofe di madrigali.

 

Monotonia indifferente di pioggia, calma,

che cade nelle pozze, che cade nei pantani,

 

che cade nell’anima.

 

Dolcezza malinconia di pioggia!

 

 

 

 

 

 

 

Teoria

 

 

Cria o teu ritmo a cada momento.

 

Ritmo grave ou límpido ou melancólico;

ritmo de flauta desenhando no ar imagens claras

de bosques, de águas múrmuras, de pés ligeiros e de asas;

ritmo de harpas,

ritmo de bronzes,

ritmo de pedras,

ritmo de colunas severas ou risonhas,

ritmo de estátuas,

ritmo de montanhas,

ritmo de ondas,

ritmo de dor ou ritmo de alegria!

 

Não esgotes jamais a fonte de tua poesia,

enche a bilha de barro ou o cântaro de granito

com o sangue de tua carne e as vozes de teu espírito!

Cria o teu ritmo livremente,

como a natureza cria as árvores e as ervas rasteiras.

 

Cria o teu ritmo e criarás o mundo!

 

 

 

 

 

Teoria

 

 

Crea il tuo ritmo in ogni momento.

 

Ritmo grave o limpido o malinconico;

ritmo del vagare che disegna nell’aria immagini chiare

di boschi, d’acque mormoranti, di piedi leggeri e di ali;

ritmo di arpe,

ritmo di bronzi,

ritmo di pietre,

ritmo di colonne severe o sorridenti,

ritmo di statue,

ritmo di montagne,

ritmo di onde,

ritmo di dolore o ritmo d’allegria!

 

Non esaurire mai la fonte della tua poesia,

riempi la brocca d’argilla o l’anfora di granito

con il sangue della tua carne e le voci del tuo spirito!

Crea il tuo ritmo liberamente,

come la natura crea gli alberi e l’erba dei campi.

 

Crea il tuo ritmo e creerai il mondo!

 

 

 

 

 

 

 

Este perfume…

 

 

Este perfume de lírios e framboesas é toda a infância!

(Murmuram os riachos em que entravemos os pés descalce

as mãos ávidas em busca das lagostas cor de limo,

voam as borboletas azuis, zinem as cigarras, zumbem os besouros!)

 

Este perfume …

 

(Gemem os bambuais, soa o buzina dos tropeiros,

espalha-se no ar o cheiro das tangerinas e dos cambucás;

passem caçadores com enfiados de passarinhos …

 

Como brilhem teus olhos de cobice,

teus olhos como brilhem novamente!)

 

Este perfume.

 

(não tocas mais os minuetos de Mozart…

dize: quem aponha agora as lagostas cor de limo,

quem aponha as borboletas azuis? …)

 

Este perfume de lírios e framboesas …

 

 

 

 

 

Questo profumo

 

 

Questo profumo di gigli e lamponi è tutta l’infanzia!

(Mormorano i ruscelletti dove tratteniamo i piedi nudi

le mani avide alla ricerca di gamberi color di limo,

volano le farfalle azzurre, cricchiano le cicale, ronzano i coleotteri!)

 

Questo profumo …

 

(Gemono i bambù, suona il corno dei vaccari,

si spande nell’aria l’odore dei mandarini e dei cambucá[7];

passano cacciatori con spaventi d’uccelli …

 

Come brillano i tuoi occhi di frenesia,

i tuoi occhi come brillano di nuovo!)

 

Questo profumo.

 

(Non suoni più i minuetti di Mozart …

dimmi: chi fa accoppiare ora i gamberi color di limo,

chi fa accoppiare le farfalle azzurre? …)

 

Questo profumo di gigli e lamponi …

 

 

 

 

 

 

 

Vento noturno

 

 

Volúpia do vento noturno,

do vento que vem das montanhas e das ondas,

do vento que espalha no espaço o cheiro das resinas,

a exalação da maresia e do mato virgem,

das mangas maduras, das magnólias e das laranjas,

dos lírios do brejo e das praias úmidas.

 

Volúpia do vento noturno nas noites tropicais,

quando o brilho das estrelas é fixo, duro,

quando sobe da terra um hálito quente, abafado,

e a folhagem lustrosa lembra o aço polido.

 

Volúpia do vento morno do verão,

carregado de odores excitantes,

como um corpo de mulher adolescente,

de mulher que espera o momento do amor …

 

Volúpia do vento noturno em minha terra natal!

 

 

 

 

 

Vento notturno

 

 

Voluttà del vento notturno,

il vento che viene dalle montagne e dalle onde,

il vento che sparge nello spazio l’odore di resine,

l’esalazione della marina e del mato vergine,

dei manghi maturi, delle magnolie e delle arance,

dei gigli di palude e delle umide spiagge.

 

Voluttà del vento notturno nelle notti tropicali,

quando il brillo delle stelle è fisso, saldo,

quando sale dalla terra un alito caldo, soffocante,

e il fogliame lucido ricorda l’acciaio lucente.

 

Voluttà del vento tiepido dell’estate,

carico di odori eccitanti,

come il corpo di donna adolescente,

di donna che attende il momento dell’amore …

 

Voluttà del vento notturno nella mia terra!

 

 

[1] La 1° e la 2° Revolta da Armada, rispettivamente del 1891 e del 1893, furono l’espressione più cruenta ed eclatante di una serie di rivolte che caratterizzarono i primi anni della nascita della Repubblica brasiliana (15 novembre 1889) che soppiantò la forma monarchica. In questo quadro di grande instabilità, alcuni capi della Marina, sentendosi completamente messi in disparte dalla nuova organizzazione dello stato, costituirono un movimento che esigeva la destituzione del Presidente della Repubblica. Approfittando dei crescenti dissensi tra il Presidente della Repubblica Manuel Deodoro da Fonseca (1827-1892) e i deputati della aristocrazia delle grandi piantagioni di caffè, alcune navi da guerra della Marina, sotto la direzione dell’ammiraglio Custódio José de Melo (1840-1902) puntarono i cannoni su Rio de Janeiro e sotto la minaccia di un bombardamento della città, indussero il Presidente a dimettersi, nel 1891. Il suo posto fu occupato dal Vice Presidente Floriano Vieira Peixoto, appoggiato dall’aristocrazia terriera. Peixoto, per assicurarsi l’appoggio anche del corpo della Marina, nominò Custódio José de Melo, Ministro della Guerra. La situazione precipitò nuovamente alla vigilia delle nuove elezioni presidenziali, quando Floriano Peixoto appoggiò apertamente la candidatura di Prudente de Morais (1841-1902). Custódio José de Melo si mise di nuovo a capo della rivolta e dislocò per la seconda volta le navi da guerra nella Baia di Guanabara (Rio de Janeiro). Questa volta però, Floriano Peixoto, con l’appoggio dell’esercito e del Partito Repubblicano Paulista di Prudente de Morais e con l’impiego di navi da guerra fatte venire direttamente da New York, guidate da mercenari americani, dopo una sanguinosa battaglia, riuscì a reprimere i rivoltosi e Prudente de Morais fu eletto terzo Presidente della Repubblica brasiliana.

[2] Frutti commestibili, rotondi, di colore giallo scuro, dell’omonimo alberello, originario dell’India, ma diffuso anche in Sudamerica.

[3] Frutti della jabuticabeira, un albero frondoso, dalle foglie verdi e lucide, originario degli stati di Minas Gerais, San Paolo e Rio de Janeiro. Nel periodo della fioritura l’intero albero, dalla base del tronco all’estremità dei galli più fini si copre di piccoli fiori bianchi. I frutti tondi, simili a chicchi d’uva, sono bacche di colore rosso scuro con una polpa bianca assai gustosa, rivestiti da una buccia dai quali gli indios estraevano un colorante per fare una specie di vino. I frutti posso essere mangiati al naturale, ma si prestano anche per fare gelatine e liquori.

[4] In lingua portoghese il termine épura identifica una tecnica di rappresentazione, su un piano, di qualunque entità geometrica mediante proiezioni ortogonali. E’ molto usata nella geometria descrittiva e nel disegno tecnico per la rappresentazione di modelli e la risoluzione di problemi.

[5] E’ un uccello acquatico con zampe lunghe e becco anch’esso lungo e arcuato, caratterizzato da un piumaggio bruno-rossiccio con chiazze bianche. Vive in quasi tutti i continenti, ma è saltuario in Sudamerica.

[6] Francisco de Sá de Miranda (1481-1558), fu un poeta e drammaturgo portoghese, considerato l’iniziatore del Rinascimento portoghese.

[7] E’ il frutto dell’albero Plinia edulis, comunemente conosciuto con il nome di cambucazeiro, un albero fruttifero originario del Brasile, soprattutto della regione sud-orientale, appartenente alla famiglia delle myrtaceae.

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