Luisa Luisi

 

A cura di Emilio Capaccio per la rubrica “Il poeta del lunedì
 

luisaluisi3Luisa Luisi nacque a Paysandú, una cittadina situata nella parte orientale dell’Uruguay, al confine con l’Argentina, il 14 dicembre del 1883. Fu una degli otto figli – sei femmine e due maschi – di Angelo Luisi Pisano, di origine italiana e María Teresa Josefina Janicki, figlia di polacchi esiliati in Francia. I genitori di Luisa erano emigrati dalla Francia ed erano arrivati a Entre Ríos, nella parte nord-orientale dell’Argentina, nel 1872 per trasferirsi nel 1878 a Paysandú e, nel 1887, a Montevideo. Il padre era un uomo profondamente dedito alle idee massoniche di libertà e uguaglianza, aveva studiato Diritto ed era maestro ed educatore. La madre, invece, aveva studiato alla Sorbona di Parigi ed era maestra e ispettrice scolastica; lottò tutta la vita a favore del voto femminile e dell’insegnamento laico. I coniugi fondarono l’“Istituto Luisi”, dove inculcarono i loro principi liberali e le loro idee progressiste, in contrasto con i metodi di insegnamento dell’ambiente dell’epoca, caratterizzato da una forte resistenza, chiusura mentale, arretratezza, discriminazioni sociali e mancanza di tutela dei diritti delle donne e dei bambini. Tutte le sorelle Luisi intrapresero gli studi di Magistero, diventando insegnanti, ed ebbero un ruolo fondamentale nella formazione del movimento femminista in Uruguay: tre di loro, inoltre, continuarono a studiare e si distinsero per essere state le prime donne in Uruguay ad aver ottenuto una laurea universitaria: Paulina fu il primo medico donna che ebbe l’Uruguay e Ines, la seconda; Clotilde, invece, fu la prima avvocatessa. Inoltre le sorelle Luisi parteciparono attivamente alla vita politica del Paese, soprattutto Paulina, che fece parte del gruppo che fondò nel 1910 il Partito Socialista uruguaiano, e Luisa che fu una radicale sostenitrice della democrazia e della giustizia sociale e promotrice dell’idea socialista della redistribuzione delle risorse e delle terre per appianare le differenze tra le classi sociali. Luisa fu una studentessa attenta e diligente e studiò al Magistero nell’Istituto Normale per Signorine “María Stagnero de Munar”, dove si diplomò nel 1903. Iniziò la sua carriera scolastica come aiutante nella “Escuela de Tercer Grado número 2”, e successivamente fu trasferita alla “Escuela de Práctica de Segundo Grado” e poi alla “Escuela de Aplicación”. Fu redattrice del periodico “La Razón de Montevideo”, in cui pubblicò le sue prime composizioni poetiche e trattò temi legati all’infanzia e ai diritti dei bambini, oltre che articoli di critica letteraria e teatrale. Nel 1916 partecipò come delegata ufficiale dell’Uruguay al “Congresso del Niño”, che si tenne a Buenos Aires e che si organizza ancora oggi, ogni 5 anni, con l’obiettivo di promuovere l’interscambio di esperienze e conoscenza fra gli Stati dell’America Latina per promuovere una agenda comune a difesa e protezione dell’infanzia, con discussioni e proposte intorno ai temi dei diritti dei bambini, igiene, assistenza sanitaria, psicologia infantile ed educazione. A partire dal 1925 fino al 1929, fece parte del “Consejo Nacional de Enseñanza Primaria e Normal”. Fu professoressa di Spagnolo e Recitazione teatrale presso il Magistero “María Stagnero de Munar”, in cui si era diplomata nel 1903, e successivamente divenne direttrice del Magistero di Montevideo e socio onorario della “Asociación de Profesores de Primaria” di Rio de Janeiro. Inoltre pubblicò numerosi lavori pedagogici, come Educación Artística (1919) e Ideas sobre la Educación (1922). Accanto alla sua attività di educatrice e promotrice dei diritti per la difesa delle donne e dei bambini, Luisa coltivò anche la passione per la poesia, pubblicando 4 raccolte poetiche: Sentir (1916), Inquietud (1921), Poemas de la inmovilidad y canciones al sol (1926) e Polvo de días (1935). La sua opera poetica però non fu bene accolta dalla critica che la etichettò come non sufficientemente emotiva, razionale e speculativa, intellettuale e filosofica, benché gli valse la notorietà e il riconoscimento in tutto il Paese, in Argentina, in Brasile e in Spagna. In realtà, soprattutto nella sua raccolta più significativa: Poemas de la inmovilidad y canciones al sol, Luisa trasmise con profonda angoscia il dolore e la frustrazione di sentirsi emarginata a causa di una grave paralisi che la costrinse a vivere gli ultimi anni della sua vita confinata su una sedia a rotelle. Oggi Luisa Luisi è considerata una delle figure più importanti della poesia uruguaiana del XX secolo e una delle educatrici e intellettuale più lucide e illuminate del suo paese, precursore del movimento femminista e sostenitricie dei diritti dell’infanzia. Morì a Santa Lucía, una città nella parte meridionale dell’Uruguay, dove si era ritirata dalla vita pubblica, il 10 aprile del 1940, all’età di 56 anni.


Yo soy la piedra inmóvil

 

Yo soy la piedra inmóvil, junto al camino vivo,
el árbol envidioso de la nube andariega:
estoy sentada y muda al borde de la vida,
mientras la senda sigue su marcha hacia el futuro.

Pasan inquietos seres: caminantes, arrieros,
parejas enlazadas y familias contentas,

chiquillos juguetones hirvientes de energías;
pasan ancianos, pasa la juventud; se van …

¡Pasan …pasan! Yo siempre en mi lugar estoy;
soy la piedra sentada un día y otro día;
el árbol, engarzado en la misma actitud …
Árbol …persona …piedra ¡Ya no sé lo que soy!

 

 

 

 
Io sono la pietra immobile

 

 

Io sono la pietra immobile accanto alla strada viva,

l’albero invidioso della nuvola errante:
sono seduta e muta sul ciglio della vita,

mentre il sentiero segue la sua marcia verso il futuro.
Passano inquieti esseri: viandanti, mulattieri,

compagni appaiati e famiglie contente,

bambini giocherelloni ferventi d’energie;
passano i vecchi, passa la gioventù; vanno via …

Passano…passano! Io sempre al mio posto sto;
sono la pietra seduta un giorno e il giorno dopo;
l’albero, impresso nello stesso atteggiamento …
Albero …persona …pietra. Più non so quello che sono!

 

 

 

 

 

 
Inmovilidad

 

 

El tiempo, para mí, detuvo el vuelo.

Ya no soy más del mundo …

Soy lo Absoluto y lo Definitivo,

en su inmovilidad.

Ardo callada y quieta como un cirio;

soy sólo un pensamiento;

ya no tiene sentido la existencia

vulgar del episodio. Soy eterna

y soy inconmovible.

Me he libertado de la Vida:

soy la inmovilidad.

 

 

 

 
Immobilità

 

 

Il tempo, per me, ha fermato il volo.

Non sono più del mondo …

Sono l’Assoluto e il Definitivo,

nella sua immobilità.

Ardo quieta e silenziosa come un cero;

sono solo un pensiero;

non ha senso ormai l’esistenza

volgare dell’episodio. Sono eterna

e sono inalterabile.

Mi sono liberata della Vita:

sono l’immobilità.

 

 

 

 

 

 

 

Silencio

 

 

En el silencio están todas las cosas

como en el hondo seno de la tierra:

gérmenes que no brotaron todavía,

potencias escondidas

que pueden ser maravillosas rosas …

 

Gestación misteriosa, duerme en el silencio

la música triunfal de todas las poesías.

Antes de hablar el último mensaje

se hará un vasto silencio palpitante

sobre la tierra henchida de esperanza …

¡Silencio creador! Sólo el vano sonido

de los hombres impide tu creación.

¡Ah, si algún día

cesara todo ruido sobre el mundo,

el alma estremecida

sucumbiría a la potencia muda

del silencio de Dios! …

 

 

 

 
Silenzio

 

 

Nel silenzio stanno tutte le cose

come nel profondo seno della terra:
germi che non sbocciarono ancora,

potenze nascoste

che possono essere meravigliose rose …
Gestazione misteriosa, dorme nel silenzio

la musica trionfale di tutte le poesie.
Prima di pronunciare l’ultimo messaggio

si farà un vasto silenzio palpitante

sulla terra colma di speranza …
Silenzio creatore! Solo il vano suono

degli uomini impedisce la tua creazione.
Ah, se qualche giorno

cesseranno tutti i rumori del mondo,

l’anima scossa

soccomberei alla potenza muta

del silenzio di Dio! …

 

 

 

 

 

 

 

Las palabras

 

 

Las palabras

deformaron el alma, y la enlodaron …

¿En qué silencio te hallaré algún día, tú, que

ignoras acaso, que mi silencio

tiene tu misma voz? …

 

En el misterio de sus aguas quietas,

inmóvil y desnuda,

— blanco nenúfar — floreció mi alma;

y ascendió su corola del silencio

cálido y aterciopelado,

donde una inmensa floración se abre …

 

A través de sus aguas de misterio,

¿qué heroísmo floral ha de enviarme

su amoroso mensaje

de corola a corola,

y fecundar mi pensamiento,

navegando callado, en el océano

lustral de los silencios? …

 

Las palabras

deformaron el alma, y la enlodaron …

 

 

 

 

Le parole

 

 

Le parole

deformarono l’anima, e la sporcarono …
In che silenzio ti troverai un giorno, tu,

che ignori forse che il mio silenzio

ha la tua stessa voce? …

Nel mistero delle sue acque quiete,

immobile e nuda,

— bianca ninfea — fiorì la mia anima;
e sollevò la sua corolla di silenzio

caldo e vellutato,

dove un’immensa fioritura si apre …

Attraverso le sue acque di mistero,

che eroismo floreale deve inviarmi

il suo amoroso messaggio

da corolla a corolla,

e fecondare il mio pensiero,

navigando silenzioso,

nell’oceano lustrale dei silenzi? …

Le parole

deformarono l’anima, e la sporcarono …

 

 

 

 

 

 

Ya nunca más …

 

 

Ya nunca más olvidaré el obscuro

sabor que mis raíces

chuparon de la tierra;

que ascendió por mis venas,

se hizo cal en mis huesos,

y por los finos hilos de mis nervios

llevó hasta mi cerebro

el hondo y trágico sentido de la vida …

 

Se desraizó mi tallo, y en prodigio

maravilloso y nuevo

eché a andar por el mundo.

Mas nunca ya podré olvidar el húmedo

sabor de mis raíces …

 

Y cuando vuelva un día

en abrazo esta vez definitivo

a ser raíz eterna,

reviviré de nuevo las obscuras

húmedas sensaciones de la tierra …

Planta otra vez, me ahincaré en el humus …

Planta otra vez, ascenderé en el éter …

Y entregaré a la luz y a la caricia

del viento mi follaje …

 

Y acaso un día la nostalgia vuelva

de andar …de andar, de nuevo …

Y de la verde copa de mí misma,

sin saber como fue, volará un ave

a la región del éter …

 

Ave, planta, cerebro, flor, peñasco,

eterno ciclo, sucesión eterna …

 

 

 

 

Mai più

 

 

Mai più dimenticherò l’oscuro

sapore che le mie radici

succhiarono dalla terra;
che salì dalle mie vene,

si fece calce nelle mie ossa,

e per i sottili refi dei miei nervi

portò fino al mio cervello

il tragico e profondo senso della vita …

Si staccò il mio fusto, e in un prodigio

meraviglioso e nuovo

cominciai a camminare per il mondo.
Ma non potrò mai dimenticare l’umido

gusto delle mie radici …

E quando tornerò un giorno

nell’abbraccio questa volta definitivo

a essere radice eterna,

rivivrò di nuovo le oscure

umide sensazioni della terra …
Pianta un’altra volta, mi getterò nel humus …
Pianta un’altra volta, salirò nell’etere …
e consegnerò alla luce e alla carezza

del vento il mio fogliame …

E forse un giorno la nostalgia tornerà

ad andare via …andare via, di nuovo …
E della verde coppa di me stessa,

senza sapere come, volerà un uccello

alla regione dell’etere …

Uccello, pianta, cervello, fiore, sasso,

eterno ciclo, successione eterna ..

 

 

 

 

 

 

Partir

 

 

Era ya la tristeza del retorno,

— barra infranqueable al puerto de esperanza —

cuando abrió la cortina del poniente

alba nueva en un viaje no esperado.

 

Partir! Partir en esta nave ardiente

con las velas de púrpura y de plata,

sobre el azul de un mar radiante y quieto,

hacia las playas de una tierra ignota …

 

Partir! …Partir a la llamada nueva

a descubrir paisajes sin retorno:

las islas fabulosas de tu alma

con sus lagos de seda y sus nevadas cumbres …

 

Y no llegar …No conocer el término

donde las naves quietas agonizan,

con las alas plegadas de fatiga

y los flancos llagados de tristeza …

 

Ah! Nunca más volver! …Nunca

en la tierra gris de la monotonía

clavar la quilla florecida de algas

que anclo una tarde en aguas de milagro …

 

Un día, trunco por piadosa mano

el viaje de la nave purpurina,

levantará su casco perfumado

por el iodo y la sal de la partida.

 

Y en la inmensa llanura palpitante,

besadas por las olas y las brisas,

las velas que al partir fueron de gloria

se tenderán como cansadas alas …

 

Partir! …Partir! hacia las islas nuevas

en este viaje de embriagante vértigo,

con todo el horizonte en las pupilas

hipnotizadas de una ausencia eterna …

 

Partir! …Partir, las alas desplegadas

en un gesto de abrazo al firmamento! …

Perderse en las praderas del espacio,

deshecha en luz, y florecida en astros! …

 

 

 

 

Partire[1]

 

 

Era già la tristezza del ritorno

— barra insormontabile al porto di speranza —

quando aprì la cortina del ponente

alba nuova in un viaggio non sperato.

 

Partire! Partire in questa nave ardente

con le vele di porpora e d’argento,

sull’azzurro d’un mare radiante e quieto,

verso lidi d’una terra sconosciuta …

 

Partire! …Partire alla chiamata nuova

a scoprire paesaggi senza ritorno:

le isole favolose della tua anima

coi suoi laghi di seta e le sue cime innevate …

 

E non arrivare…Non conoscere il limite

dove le navi quiete agonizzano,

con le ali curvate di fatica

e i fianchi con piaghe di tristezza …

 

Ah! Mai più tornare! …Mai

nella terra grigia della monotonia

fermare la chiglia fiorita d’alghe

che ancorò una sera in acque di miracolo …

 

Un giorno, interrotto da mano pietosa

il viaggio della nave porporina,

s’innalzerà il suo fasciame profumato

di iodio e di sale della partenza.

 

E nell’immensa pianura palpitante,

baciate dalle onde e dalle brezze,

le vele che alla partenza furono di gloria

si tenderanno come ali stanche …

 

Partire! …Partire! verso isole nuove

in questo viaggio d’inebriante vertigine,

con tutto l’orizzonte nelle pupille

ipnotizzate da una assenza eterna …

 

Partire! …Partire, le ali spiegate

in un gesto d’abbraccio al firmamento! …

Perdersi nelle praterie dello spazio,

disfatta di luce, fiorita d’astri! …

 

 

 

 

 

 

 

 

Los días …

 

 

Los días eran jóvenes …

Desnudos e incontables venían hacia mi.

Yo los miraba erguida y orgullosa:

eran míos; y venían… venían…

Sin que se viese el fin.

 

Dominando el desfile

contemplaba sus rostros, sus torsos, su perfil;

sus ágiles miembros juveniles,

la fuerza y la alegría que irradiaban de sí…

 

Eran todos tan bellos,

que no supe, encantada, cuál debía elegir.

Y pasaban …pasaban …innúmeros y ardientes,

pasaban …en teoría luminosa ante mi.

 

De pie, ya no orgullosa,

los miro lentamente desfilar sin la gracia

del paso juvenil:

Los ojos apagados, los torsos abatidos,

con el cansancio impreso sobre la faz viril.

 

Ya no son incontables: van llegando uno a uno

con paso torpe;

y presiento su fin …

A lo lejos clarean cada vez más sus filas:

¡ahora sé cuál de todos es destinado a mí! …

 

 

 

 

 

 

I giorni …

 

 

I giorni erano giovani …
Nudi e innumerevoli venivano verso di me.
Io li guardavo dritta e orgogliosa:
erano miei; e venivano …venivano …
senza che si scorgesse la fine.
Dominando la sfilata

contemplavo i loro volti, i loro busti, il loro profilo;
le loro agili membra giovanili,

la forza e l’allegria che irradiavano di se stessi …

 

Erano tutti così belli

che non seppi, incantata, quale scegliere.
E passavano …passavano …numerosi e ardenti,

passavano …in luminosa teoria davanti a me.

 

In piedi, non più orgogliosa,

li osservo lentamente sfilare senza la grazia

del passo giovanile:
gli occhi spenti, i busti abbattuti,

con la stanchezza impressa sul viso maturo.
Non sono più numerosi: arrivano uno ad uno

con passo impacciato;
e intuisco la loro fine …
Da lontano si schiariscono sempre di più le loro file:
ora so quale fra tutti a me è destinato! …

 

 

 

 

 

 

 

Sueño

 

 

Este sueño me pesa más acá de los ojos …

Sueño de unas pupilas eternamente insomnes;

que por almohada piden la tiniebla infinita,

y por manta el espeso silencio de la noche.

 

En el mármol velado de mi estatua yacente,

bajo los siete velos de la inmovilidad,

ceñir con bandeletas de olvido a mi conciencia

como a una vieja momia de polvorienta faz.

 

Y para que el silencio me envuelva más profundo

y no turbe ni el día obscuro sopor,

cegar los ventanales de mis anchas pupilas,

detener los latidos del torpe corazón …

 

 

 

 

Sonno

 

 

Questo sonno mi pesa più in qua degli occhi…

Sogno di pupille eternamente insonni;

che per cuscino chiedono la tenebra infinita,

e per coperta lo spesso silenzio della notte.

 

Nel marmo velato della mia statua giacente,

sotto i sette veli dell’immobilità,

cingere con tenie di dimenticanza la mia coscienza

come una vecchia mummia dalla faccia polverosa.

 

E perché il silenzio mi avvolga più a fondo

e né il giorno turbi l’oscuro sopore,

accecare i finestroni delle mie larghe pupille,

fermare i battiti del cuore impacciato …

 

 

 

 

 

 

Sed

 

 

La sed me devoraba; una sed tan ardiente,

que por todos los poros absorbiera humedad.

Mi cuerpo era un desierto de arena tan candente

que a empapar no bastara toda el agua del mar.

 

Y puse mi garganta como cauce de un río …

y sobre ella pasó cantando, la corriente …

toda verde en su fresco y alegre murmurío,

el agua acariciaba mi sequedad doliente.

 

Y bebí …bebí toda la linfa cristalina …

Y goteaba diamantes, de la cabeza al pie.

¡Ay! no bastó a mis ansias la fuente cantarina:

¡Yo misma he de ser agua para apagar mi sed! …

 

 

 

 

Sete

 

 

La sete mi divorava; una sete così ardente

che da tutti i pori assorbiva umidità.

Il mio corpo era un deserto di sabbia così incandescente

che a immergere non bastava tutta l’acqua del mare.

 

E misi la mia gola come un alveo di un fiume …

e su di essa fluiva cantando la corrente …

tutta verde nel suo fresco e allegro mormorio,

l’acqua carezzava la mia secchezza dolente.

 

E bevvi …bevvi tutta la linfa cristallina …

e gocciolavo diamanti, della testa ai piedi.

Ah! non bastò alle mie ansie la fonte canterina:

Io stessa dovrei essere acqua per spegnere la mia sete! …

 

 

 

 

 

 

Ay!, me he hundido tan hondo

 

 

Ay!, me he hundido tan hondo en mi misma,

que los otros perdieron mi rastro;

nadie sabe que vivo y palpito

en el fondo, sepulta de un antro.

 

Me alejé por caminos tan solos

que he perdido mi ruta en el campo;

fui cantando embriagada de olvido

y los hombres no oyeron mis cantos.

 

¡Ay!, que me hallo perdida en la sombra

porque nadie ha seguido mis pasos;

y estoy sola otra vez en la noche,

y se pierde en los cielos mi llanto …

 

 

 

 

Ah! sono affondata così a fondo

 

 

Ah! sono affondata così a fondo in me stessa

che gli altri hanno perso le mie tracce;

nessuno sa che vivo e palpito

nel fondo, in un antro sepolta.

 

Mi sono allontanata per strade così sole

che ho perso la mia rotta nel campo;

cantai ubriaca di dimenticanza

e gli uomini non sentirono i miei canti.

 

Ah! mi trovo persa nell’ombra

perché nessuno ha seguito i miei passi;

sono sola un’altra volta nella notte,

e si perde nei cieli il mio pianto …

 

[1] Partire è inteso come atto successivo alla morte: quando pensiamo che morire sia “tristezza del ritorno” alla terra, in realtà è proprio allora che “salpiamo”.

 

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Categories: Il poeta del lunedì, Latin American Poetry, Uruguayan Poetry

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