Marcus Mosiah Garvey

 

A cura di Emilio Capaccio per la rubrica Il poeta del lunedì

 

 

garveyMarcus Mosiah Garvey nacque a Saint Ann’s Bay, un piccolo villaggio della costa settentrionale della Giamaica, il 17 agosto del 1887. Il padre, Marcus Mosiah Garvey senior, era un capomastro, discendente dai “Maroons”, ovvero da quegli schiavi africani che deportati in Giamaica si erano nascosti tra la fitta vegetazione delle colline giamaicane per sfuggire ai padroni inglesi; la madre, Sarah Jane Richards, era una domestica, di indole schiva e profondamente cattolica. Garvey fu il più giovane di 11 figli, 9 dei quali morirono in tenera età, solo la sorella maggiore, Indiana, sopravvisse. La famiglia godeva di una discreta condizione finanziaria, considerata l’epoca e la discriminazione razziale sull’isola, benché la schiavitù fosse stata abolita nel 1834. Garvey, già da piccolo, ereditò un amore significativo per la lettura grazie ad una modesta biblioteca che il padre possedeva, il quale si era sempre distinto dagli altri di colore, per avere avuto un minimo di istruzione e per essersi continuamente sforzato, con intelligenza e lavoro, di migliorare le sorti familiari All’età di quattordici anni abbandonò la scuola, nella quale aveva sperimentato le prime avvisaglie della discriminazione razziale, mostrando un carattere risoluto e poco incline all’ubbidienza, per andare a lavorare come apprendista stampatore nella tipografia del padrino, Alfred Burrowes, uomo colto e esperto negli affari che gli insegnò il mestiere e contribuì in modo determinante alla formazione caratteriale del ragazzo, il quale avvertì presto l’esigenza di uscire dal piccolo mondo misero e arretrato di Saint Ann’s Bay per trasferirsi nel 1906 a Kingston, dove trovò lavoro nella tipografia di un’industria farmaceutica. Nel 1907 promosse uno sciopero con gli operai della tipografia per chiedere un aumento del salario, ma la sua intransigenza nella contrattazione e l’ostracismo delle altre tipografie di Kingston fecero fallire la protesta e gli fecero perdere il lavoro, anche se questa esperienza fece nascere in lui l’interesse per l’attivismo politico che lo accompagnerà per tutta la sua vita. Poco tempo dopo trovò un nuovo impiego nella stamperia governativa e con i risparmi fondò il suo primo giornale: “The Watchman”, nei cui articoli venivano trattati argomenti afferenti la lotta sindacale e le discriminazioni sociali, oltreché razziali. Nel 1910 lasciò la Giamaica per andare a lavorare, sia pure per brevi periodi, nei paesi dell’America Centrale, quali: Costa Rica, Ecuador, Nicaragua, Honduras, Colombia e Venezuela. L’anno successivo si trasferì in Inghilterra dove si iscrisse al “Birkbeck College” di Londra e al “Hyde Park Speaker’s Corner” (“l’angolo degli oratori”), Garvey parlò pubblicamente per la prima volta delle condizioni disumane degli africani d’America. A Londra, inoltre, fece un importante incontro – che influenzerà enormemente il suo pensiero – con Duse Mohammed Ali (1866-1945), di origini egiziane, attivista politico e fondatore, nel 1912, del giornale “African Times and Orient Review”, che portava avanti le ideologie del “panafricanismo”, cioè il principio dell’unità politica di tutti i popoli africani in un’unica nazione e l’idea che tutte le persone di colore sparse per il mondo debbano sentirti prima di tutto “cittadini dell’Africa”, concetto che è stato alla base dei movimenti neri nazionalisti. Il 14 giugno del 1914 Garvey, dopo aver visitato qualche città europea e tornato a Londra, fece ritorno in Giamaica. Ispirato oltre che dalle idee di Duse Mohammed Ali, anche da quelle del predicatore giamaicano Alexander Bedward (1859-1930), fondò l’associazione “Universal Negro Improvement Association” (UNIA), con lo scopo di unire tutte le persone di discendenza africana in una grande organizzazione per migliorare le proprie condizioni di vita contro la discriminazione raziale e l’oppressione coloniale dei bianchi. In breve tempo l’associazione ricevette l’adesione di migliaia di persone non solo in Giamaica ma anche presso le sezioni che progressivamente nacquero negli Stati Uniti, in Europa e in molti paesi africani. In appena un decennio l’UNIA poteva contare più di 6 milioni di membri. Garvey si trasferì ad Harlem negli Stati Uniti e nel 1918 venne fondato il settimanale “Negro World”, per esprimere i principi e gli obiettivi dell’UNIA, in cui Garvey, oltre a pubblicare poesie, predicazioni e articoli, scriveva un editoriale in cui trattava i temi relativi ai problemi della discriminazione razziale e delle disuguaglianze sociali dei neri. Il giornale fu stampato fino al 1933, in diverse lingue e in tutto il mondo, raggiungendo una tiratura di 500.000 copie. Nel 1919 sposò Amy Ashwood (1897-1969), attivista per le rivendicazioni dei diritti delle donne di colore; il matrimonio durerà fino al 1922, anno nel quale Garvey si risposò con la sua segretaria personale, Amy Jacques (1895-1973) dalla quale avrà 2 figli: Marcus junior e Julius Winston. Sempre nel 1919 l’associazione annunciò a sorpresa la creazione della “Black Star Line”, ovvero una compagnia di navigazione, costituita sotto forma di società per azioni, gestita interamente dai membri dell’associazione e le cui navi, governate esclusivamente da personale di colore, avrebbero dovuto trasportare merci, materie prime e semilavorati dei produttori di colore dei Caraibi, dell’Africa e degli Stati Uniti. Quello stesso anno venne organizzato il primo convegno mondiale al “Madison Square Garden” di New York, con più di 25.000 partecipanti in cui venne emanata la prima “Dichiarazione dei diritti dei neri nel mondo”, inoltre fu adottata la bandiera rossa, verde e nera, come simbolo della razza africana e l’associazione divenne un vero e proprio movimento nazionalista con adesioni, influenze e appoggi in tutto il mondo. Il movimento, poi, avrebbe dovuto individuare un paese africano e autodeterminare un governo esclusivamente di neri, cosicché vennero gettate le basi per la realizzazione di un “programma di ritorno” alla propria terra d’origine, l’Africa. Fu per primo individuato, come paese, la Liberia: una commissione UNIA andò nel paese africano per valutare le condizioni di un rimpatrio di massa con il conseguente trasferimento di attività e residenze di tutti i membri dell’UNIA. Il governo liberiano, però, all’ultimo momento cambiò orientamento, negando la vendita degli appezzamenti di terreno all’UNIA, in seguito a un’offerta più allettante da parte della multinazionale Firestone che acquistava gli stessi terreni per 99 anni a un prezzo al metro quadro superiore. Successivamente la scelta del paese ricadde allora sull’Etiopia, unica nazione fino a quel momento non assoggettata al colonialismo dei bianchi (l’occupazione italiana sarebbe avvenuta negli anni 1935-1936). Garvey con le sue predicazioni diede vita al c.d. “Etiopismo”, cioè a quel movimento nazionalista che professava l’unificazione sotto la monarchia etiope di tutti i popoli neri vittime della “Diaspora Nera”, ovvero della deportazione degli schiavi africani verso le Americhe tra i secoli XVI e XIX. L’Etiopismo, però non era soltanto un movimento politico, ma anche spirituale e culturale. Quando, nel 1930, Ras Tafari (1892-1975), erede della Dinastia Salomonide (che secondo la tradizione ha origine dalla discendenza del re Salomone e della regina di Saba) divenne imperatore d’Etiopia, con il nome di Hailé Selassié I, Garvey e tutti i seguaci dell’Etiopismo credettero che la profezia di un ritorno in patria di tutti i figli africani sparsi per il mondo, fosse prossima ad avverarsi. In questi stessi anni, alcuni etiopisti, discepoli di Garvey, tra cui Leonard Howell (1898-1981) diedero vita a un altro movimento, più segnatamente di carattere religioso, chiamato “Rastafarianesimo” (o più semplicemente movimento Rasta) dal nome dell’imperatore Ras Tafari e ispirato dalle predicazioni di Garvey. Secondo questo movimento, che si sviluppò inizialmente in Giamaica, Ras Tafari veniva identificato non come un semplice monarca, ma come il Messia stesso, mentre Garvey veniva considerato la reincarnazione di San Giovanni Battista, precursore di Cristo. Già a partire dal 1920, però, le crescenti attività dell’UNIA e il potenziale carismatico di Garvey richiamarono l’interesse del governo americano e del FBI che cercava un valido motivo per espellerlo dal paese. L’assistente procuratore generale di New York, Edwin Patrick Kilroe (1876-1959) mise in atto un’accurata azione di investigazione e sorveglianza di Garvey, convocandolo costantemente per interrogarlo anche per vicende legate alla sua vita privata che esulavano dalle attività dell’UNIA. Garvey attaccò il procuratore con un aspro editoriale sulle pagine del “Negro World” che gli valse l’arresto fino a quando non fu costretto a ritrattare l’articolo. Fu il primo segnale di un rapido declino di Garvey e dell’UNIA. Garvey perse gran parte del sostegno dei suoi membri quando nella Liberty Hall di Harlem, il 25 giugno del 1922, ammise di essersi incontrato segretamente con il pro tempore “Imperial Wizard Knight” del Ku Klux Klan, Edward Young Clarke e di aver riscontrato incredibilmente una certa affinità di vedute. I motivi di questo incontro non furono mai del tutto chiariti, tuttavia secondo alcune versioni l’incontro si svolse nel tentativo di raggiungere un accordo in base al quale il Ku Klux Klan avrebbe dovuto garantire all’UNIA il permesso di vendere le azioni della compagnia di navigazione “Black Star Line” che si sospettava stesse fallendo, negli stati del Sud, mentre l’UNIA avrebbe dovuto combattere quei movimenti di immigrati che lottavano per i diritti civili, ma che adottavano una politica di integrazione sul territorio americano. Fatalmente la “Black Star Line” fu anche la causa della definitiva uscita di scena di Garvey quando nel giugno del 1923 fu condannato per frode postale perpetrata mediante la diffusione di una brochure che pubblicizzava l’acquisto di azioni della “Black Star Line”, ritraente una nave che non era stata ancora comprata dalla società controllata dall’UNIA e pertanto giudicata fraudolenta e ingannevole nei confronti di eventuali investitori della società. Dopo vari ricorsi, Garvey fu condannato definitivamente a 5 anni di carcere, l’8 febbraio del 1925, da scontare presso il penitenziario di Atlanta. Due anni e mezzo dopo la pena fu commutata in espulsione forzata e fece ritorno in Giamaica il 2 dicembre del 1927. In Giamaica svolse un’intensa attività politica e intraprese numerosi viaggi in Canada, in Europa e in America Centrale, nelle vesti di capo dell’UNIA e nel tentativo di riorganizzare tutte le sezioni del movimento. Nel settembre del 1929 fondò il “Partito politico popolare” (PPP). In occasione di uno dei numerosi discorsi per promuovere la sua candidatura al Consiglio Legislativo di Zona rilasciò delle dichiarazioni offensive nei confronti del sistema legislativo giamaicano e fu condannato a tre mesi di reclusione, ma riuscì comunque a ottenere un seggio di consigliere municipale che occupò quando scontò il periodo di detenzione. Il suo prestigio come capo dell’UNIA, però, venne meno quando i rappresentanti americani del movimento, in visita in Giamaica, in occasione della VI Assemblea Internazionale dell’UNIA, non accettarono la proposta di spostare la sede centrale del movimento in Giamaica e non tollerarono le accuse di corruzione e infedeltà che Garvey rivolse ad alcuni di loro. Garvey allora fondò una nuova organizzazione chiamandola “Parental Body of UNIA”, ma molte sezioni americane decisero di restare fedeli al vecchio movimento. Nel 1935 decise di trasferirsi a Londra, e con lui il quartiere generale dell’UNIA, l’unico posto dal quale riusciva a dirigere ancora tutte le sezioni che gli erano rimaste fedeli nel mondo. Dopo qualche anno le sue condizioni di salute cominciarono a peggiorare e fu ricoverato varie volte per forti attacchi di polmonite. Nel gennaio del 1940 un infarto paralizzò il lato destro del suo corpo. A maggio dello stesso anno un giornale londinese pubblicò un falso necrologio della sua morte che gli causò un profondo risentimento e una grande umiliazione, tanto che le sue condizioni di salute peggiorarono irreversibilmente due giorni dopo. Morì il 10 giugno del 1940, all’età di 53 anni, senza aver mai visitato la terra a cui aveva dedicato tutta la sua vita: l’Africa. Il 15 novembre del 1964, dopo il rimpatrio della sua salma, fu dichiarato eroe nazionale dal governo giamaicano e seppellito nel parco degli eroi nazionali di Kingston.

 

 

 

 

Death’s pleasure

 

 

Death is no terror, friend!

It’s a sublime sleep

that lulls the weary home

to rest-not to weep:

it is the solace of God –

a message for you

from those friends, gone before,

those whose love is true.

The dream called death is not

the pain that you fear:

it’s an ecstasy

beyond man’s compare;

‘Tis life’s joy-that’s called

the Eternal Fair.

 

 

 

 

 

 

 

Il piacere della morte

 

La Morte non è orrore, amico!

E’ un sogno sublime

che culla la stanca dimora

per riposare – non per piangere:

è il conforto di Dio –

un messaggio per te da quegli amici,

che sono andati via prima,

quelli il cui amore è vero.

 

Il sogno chiamato morte non è

il dolore che temi:

è un’estasi

oltre il paragone dell’uomo;

è gioia della vita – che è chiamata

Eterna Festa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Bravest soul

 

 

The toil of life is never ending;

it passes from one stage to others;

we live beneath its sombre bending,

and ape the customs of our fathers.

 

We glory in its radiant joys,

and smile with the everlasting sun;

this eternal change that man employs,

has been so from Adam’s day begun.

 

The bravest soul truly conquers all,

in seeing God in our fellow man,

this planet is just a spinning ball

of God’s wondrous spiritual plan.

 

In this life we may know no better;

but in death we pass to Spirit Land,

where the Soul is free from all fetter,

to join God in His creative hand.

 

 

 

 

 

 

 

Anima valorosa

 

 

Il compito della vita non finisce mai;

passa da uno stadio ad un altro;

noi viviamo sotto la sua curva oscura,

e imitiamo i costumi dei nostri padri.

 

Ci gloriamo nelle sue gioie raggianti,

e sorridiamo con il sole che è eterno;

questo continuo cambiamento dell’uomo,

è cominciato così dal giorno di Adamo.

 

Solo l’anima più forte conquista ogni cosa,

nel vedere Dio come un nostro compagno

questo pianeta è solo una palla che gira

del meraviglioso piano spirituale di Dio.

 

In questa vita possiamo non avere il meglio;

ma con la morte attraversiamo la Regione

dello Spirito, dove libera è l’anima da ogni catena,

per accogliersi nella mano creativa di Dio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

The world and you

 

 

The world is cold and terrible, you know,

experience has taught the trav’ler so:

we journey from our native coast to coast,

to find little of which to gloat or boast.

 

However, if we trust our Conscience’s Guide,

we sure shall have the truth and God beside:

this Urge of destiny is Nature’s light,

it ne’er shall go astray if followed right.

 

 

 

 

 

 

 

Il mondo e tu

 

 

Il mondo è freddo e terribile, tu lo sai,

così l’esperienza ha addestrato il viaggiatore:

andiamo dalla nostra natia costa a costa,

per trovare poco di cui esultare o vantarci.

 

Però, se abbiamo fede nella Guida della nostra

Coscienza, di sicuro avremo verità e Dio accanto:

questa Spinta del destino è luce della Natura,

e non si perderà mai se giusta è seguita.

Love’s morning star

 

 

I’ve waited patiently for you,

and now you come to make me glad;

I shall be ever good and true,

and be the dearest, sweetest dad.

You cheer my life with every smile,

and make me feet much like a bird

that flits and sings just all the while

such songs as you have always heard.

You are the beacon light, my dear,

that guides me on the happy way;

such love as yours I would not share,

but treasure in my heart all day.

I dream of you each eve and morn;

I picture you from distance far,

and everywhere, where love is born,

you are the brightest morning star.

 

 

 

 

 

 

 

La stella d’amore del mattino

 

 

Ti ho aspettato pazientemente

e ora vieni a farmi felice;

io sarò sempre buono e sincero,

e sarò il più caro e il più dolce padre.

Consoli la mia vita con ogni sorriso,

e mi fai piedi molto simili a un uccello

che si sospende e canta tutto il tempo

canzoni che hai sempre ascoltato.

Sei luce del faro, mio prediletto,

quella che mi porta sulla strada felice;

un tale amore come il tuo non potrei

condividere, ma ne faccio tesoro

tutti i giorni nel mio cuore.

Io ti sogno ogni sera e ogni mane;

ti dipingo nelle distanze, lontano,

e in tutti i luoghi dove è nato l’amore,

sei la stella più splendente del mattino.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Your lesson

 

 

The skies and stars are there, and sun and moon,

they move and shine for you and me each day,

our journey here is short-exit is soon,

in such a change to be I have no say.

 

But in the link between this life and death,

I am the master of myself, I know;

I gather knowledge with natural breath,

and I shall surely reap just what I sow.

 

Yes, from the world I learn a lesson true,

no race nor colour proves me less in clan;

I need not quibble for or curse my hue,

that makes of me, like anyone, a man.

 

My God, so great, has made all things and me,

my place and grip on life are ever here;

so inferior being I ne’er shall be,

I learn from Nature grand, that’s everywhere.

 

 

 

 

 

 

 

La tua lezione

 

 

Il firmamento e le stelle sono là, e il sole e la luna,

si muovono e splendono per me e per te ogni giorno,

è breve il nostro viaggio – rapida è l’uscita,

così non ho voce per ogni cambiamento.

 

Ma nel collegamento tra questa vita e la morte,

io so che sono il padrone di me stesso;

accumulo conoscenza col naturale respiro,

e di sicuro mieterò quello che semino.

 

Sì, dal mondo apprendo una lezione vera,

nessuna razza o colore prova che sono più piccolo in tribù;

non ho bisogno di cavillare o maledire il mio colore

che fa di me un uomo come chiunque.

 

Il mio Dio, così grande, ha creato me e ogni altra cosa,

il mio posto e l’abbraccio alla vita è sempre qui;

per questo non potrei mai essere inferiore ad un altro,

imparo dalla grande Natura che è in ogni luogo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

The world is hell

 

 

The World is Hell as man shows it;

the creatures are of steel;

to live is of superior wit,

to fail is thus to feel.

 

No smile is genuine my friend,

its all a pleasing lie;

be ever ready to defend

or shape your mind to die.

Il mondo è infernale

 

 

Il Mondo è infernale come l’uomo lo mostra;

le creature sono d’acciaio;

vivere è di uno spirito superiore,

perciò sentiamo di fallire.

 

Nessun sorriso è genuino, amico mio,

tutto è una piacevole bugia;

che tu non debba mai essere pronto a difendere

o foggiare la tua mente per morire.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Man’s Immortality

 

 

Eternal is my lease on life,

if courage I can find to live.

My soul and mind are both in one,

and Nature but my elder self,

of all I see I am the lord,

including earth and stars and sea:

from time immemorial I’d been

a part of Almighty God.

 

He was the Other Self of me,

the All in One, and I a part.

There is no life without my own,

and there’s no life without the God:

he is the Source of all you see

divine, but I a part of Him.

 

 

 

 

 

 

 

L’immortalità dell’uomo

 

 

Eterno è il mio contratto d’affitto con la vita,

se posso trovare il coraggio di vivere.

La mia anima e la mia mente sono tutt’uno,

e la Natura la mia parte più grande,

di tutto quello che vedo sono il signore,

includendo terra, stelle e mare:

da tempo immemorabile sono

parte del Dio Onnipotente.

 

Lui è di me l’Altro me stesso,

il Tutto nell’Uno, ed io una parte.

Non c’è vita senza la mia vita,

e non c’è vita senza Dio:

lui è la Fonte di ciò che consideri

divino, ed io una parte di Lui.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

The wicked dies

 

 

There’s a plot for you and one for me,

out in God’s acre, that’s lying by;

you needn’t think I cannot also see

that the wicked shall most surely die.

 

In the resurrection men shall rise –

not those, steeped in sin and lies,

but the souls of love for good and truth

shall blossom forth in spiritual youth.

 

 

 

 

 

 

 

Il malvagio muore

 

 

C’è un disegno per te e uno per me,

fuori nell’acro di Dio nel quale stai giacendo;

non devi pensare che io non possa vedere

i malvagi che certamente moriranno.

 

Nella risurrezione gli uomini sorgeranno –

non quelli infeltriti di peccato e di menzogne,

ma le anime d’amore per il bene e la verità

fioriranno nella giovinezza spirituale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Get up and do

 

 

You sit and quarrel all your life,

and blame the moving world at large:

you fail to enter in the strife,

to sail in fortune’s happy barge.

 

Get up my man and do the ‘stuff ’

that leads to blazing glory’s fame:

hold on, and be like good Macduff,

and damn the man who’d foil your name.

 

 

 

 

 

 

 

Alzati e fai

 

 

Tu giaci e litighi tutta la tua vita,

e dai la colpa al mondo mobile e grande:

non riesci a entrare nella lotta,

navigare sulla barca felice della sorte.

 

Svegliati uomo e fai la “cosa”

che conduce alla fama della gloria ardente:

alzati, e sii come il buon Macduff[1],

e danna l’uomo che annienta il tuo nome.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Music in my soul

 

 

There’s music in my soul today,

a joy of heart not there before:

this state of conscience I relay

to rich and proud and meek and poor.

 

There’s music in my happy Soul:

from Heaven’s realm doth truly flow

this music in my happy Soul,

my conscience tells me rightly so.

 

My song of joy I sing to you:

let peace and love forever be

among ye men of every hue,

of every land and charted sea.

 

I crave no other fortune great,

but joy to live in peace with God;

my hopes are fixed on His Estate,

in faith so true as prophets had.

 

This music in my soul today

I spread in truth with love unfurled;

on waves of cheer it goes, I pray,

to reach around the belted world.

 

 

 

 

 

 

 

Musica nella mia anima

 

 

C’è musica nella mia anima oggi,

una gioia del cuore che non c’era prima:

questo stato di coscienza tramando

al ricco e superbo al docile e povero.

 

C’è musica nella mia Anima felice:

dal regno dei Cieli fluttua sinceramente

questa musica nella mia Anima felice,

così schietta mi parla la coscienza.

 

Ti canto la mia canzone di gioia:

lascia che la pace e l’amore siano

per sempre fra uomini d’ogni colore,

d’ogni terra e mare in custodia.

 

Non imploro fortuna più grande,

ma gioisco di vivere in pace con Dio;

serbate al Suo Recinto le mie speranze

nella fede così vera come quella dei profeti.

 

Questa musica nella mia anima oggi

ho disseminato alla verità con amore spiegato;

corre su onde d’incitamento e prego

che incombi sulle mura del mondo.

 

 

[1] Macduff è un personaggio della tragedia teatrale “Macbeth” di William Shakespeare (1564-1616), fedele e leale a Malcolm, figlio del re Duncan, assassinato da Macbeth. Fuggito in Inghilterra dalla Scozia, insieme al figlio del re, Macduff ritornerà in Scozia per uccidere Macbeth e restituire il trono a Malcolm.

 

 

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