Simone Molinaroli

 

 

inediti

 

 

Illuminazione Nr. 1


(in fondo alla bottiglia)
Se sei bravo,
se sei bravo e impedisci ai tuoi neuroni
la produzione delle sordide cazzate
che dichiararono guerra alla quiete
che adesso potrebbe illuminarti.

Se sei bravo,
se sei bravo e cancelli dal tuo corpo le ossessioni
in fondo alla bottiglia di vodka
potrai vedere il silenzio che ti ha preceduto
e indovinare il vuoto che ti seguirà.

 
Illuminazione n. 2

(adesso sappiamo molto di più )

Adesso sappiamo molto di più gli uni degli altri
e adesso sappiamo molto di più gli altri degli uni.
C’erano quelli che la sapevano lunga
e c’erano quelli che la sapevano tutta
e c’era il peggiore di tutti,
quello che sapeva di non sapere.
Peggio ancora, quelli che sapevano che non sapevi. Custodivano memorie non falsificabili
della vita di ognuno,
le usavano a cena o all’ora dell’aperitivo
per ridere, classificare, compartimentare.

Erano Tristi Vopos
e trasportavano la verità nella busta per la spesa.
Erano minuscole scaglie dialettiche
per un ancien regime liberale
che terminasse la bellezza ed il reale.
Erano minuscoli loro e l’ordine a immagine loro,
le possibilità che riuscivano ad immaginare.
Solo brillava, ciò di cui non avevano bisogno.

La pace sociale ci persuase d’essere amici.
Ma una pace costruita con le stragi
n
on poté che finire per decreto.
La pace sociale ci persuase d’essere amici.
Ma una pace costruita con le stragi
non poté che finire per decreto.

Alle ore 20 di una sera qualsiasi
il Portavoce di un Governo nebuloso ed informale
illustrò a reti unificate
un piano semplice e funzionale:
Noi abbiamo creato il problema
solo Noi possiamo essere la soluzione.
Non avete scelta.
La tecnologia risolverà i problemi della tecnologia.
La politica quelli della politica.
La finanza quelli venuti con la finanza.
Scherzo crudele e inculata vischiosa
costarono molto e restò un fastidio,
ad alcuni un prurito, ad altri un dolore.
Per tutti un modulo di gradimento
su cui indicare  il livello di soddisfazione.

a) Ok!
b) Sì, ancora! Mi è piaciuto molto
c) Non saprei

 

 
Breve resoconto d’inizio millennio

Gli Orsi Polari morivano di noia
ancorati all’idea di una banchisa perduta.
La bianca distesa svanita
in un disgelo anch’esso
composto con la sostanza del ricordo.

Innamorati felici si scambiavano revolverate
correndosi incontro, moribondi,
col kit di primo soccorso
per curare precedenti interminabili ferite
di armi sconosciute.

Uomini confusi lanciavano granate nella foschia,
il breve ridere loro furbesco
diventava lo sgomento del disegno animato
quando l’ordigno beffardo ritorna alla base
rilanciato dal nemico inaspettato.

C’erano questi ed altri ed altri ancora
che non sembravano importanti.
Addetti ai lavori in maggioranza, funzionari e giovani di  mestiere
che abusavano dell’invidia e del rancore
e non sembrarono mai capire la loro ridicola sventura.

 

 
La ragazza che rovesciava i tavoli
(non sembrava disperazione)

Non sembrava disperazione
il bagaglio immaginario della ragazza.
Cercava di uscire dal locale
ubriaca senz’altro ed animata
da Entusiasmo Apolide e Inascoltato
nel mondo della noia giudiziale
dei poveri cristi in provincia.
Rovesciò il mio tavolo
e l’ordine innaturale di tavoli,
bicchieri già bevuti e bicchieri da venire
guardando quel che io,
non sapendo, non giocai a concludere
con gli occhi che non avevo.
Ci conoscevamo dai tempi della vera Giovinezza.
In quei giorni da animali
agli albori del ri-conoscimento
che correvamo con la grazia
che il pericolo conosce e ugualmente affronta,
Salvai il bicchiere e il liquido tutto
con gesto estraneo all’ora
e alla posizione dei corpi celesti,
al disciplinato e tropicale inoltrarsi nell’Oscuro.
La Ragazza finì poco lontano,
un sorriso intransigente dava scacco al circostante.
La raggiunsi col bicchiere salvato
per dire, ma in un lampo
fu un abbraccio complice di sopravvissuti,
un bacio sulla tempia,
una fuga gloriosa nel silenzio ultimo,
sconfinato, di una rovina solo apparente.

 

 

 
Abbiamo ceduto settembre al nemico

Abbiamo ceduto settembre al Nemico
fingendo di fingere una resa.
Ripiegando nel piano dove fuggire è un suicidio,
con l’abito bello per le ore gagliarde.
E percorso il non distinto
fino al termine di ogni recriminare
per arrivare all’aperto e stupirci
di non avere inseguitori
come acque di un fiume non più vero,
come rami di un delta senza mare.
La Fine della Guerra
è il luogo dove siamo arrivati.
E alla fine della guerra,
non ci sono più la guerra,
non ci sono più le icone,
non ci sono le attese spartizioni.
C’è solo la frontiera
tra due stati senza confine
e un canto residuo da un tempo,
da tempo inascoltato.

 

 

 
Ho aperto la porta e c’era il deserto

Ho aperto la porta e c’era il deserto.
Non c’erano parole né canzoni.
L’incertezza del ricordo spingeva
e manovrava con impaccio l’orizzonte
come uno scenario
per le sue arbitrarie ricostruzioni.

…il reale, lo schermo, il corpo
sovrapposti sull’unico piano
invisibile et visibile
alla struttura dell’occhio umano.
C’era un accordo sostanziale
sostenuto da un piano di omicidi mirati
sul fatto di esser soli
a osservare in lontananza.
Mentre invece nascosti
tra i capannoni e le sale da ballo
indisturbati si riproducevano
i nemici dell’Umano…

Nel panorama postagricolo
uccelli fuori rotta ed aeroplani.
In lontananza l’eco di motori, l’insegna luminosa
di un ipermercato socialista
che alimenta la fede
e la protervia disperata
dei sostenitori del domani.

 

 

 
Devi credere al mio delirio

Devi credere al mio delirio
come io credo al tuo respiro,
come osservo la vibrante legge del tuo corpo.
Devi credere perché non ho altro da offrire.
Nessun dispositivo, nessuna strategia ulteriore
che polverizzi la realtà di ubriachi in strada all’alba
a mendicare attenzioni mai meritate.
Meritarono altri o inconsapevolmente noi
che mai sperammo di restare
a barcamenarsi nel cosmo
più di un secondo oltre
la contrazione del desiderio.

 

 

 
Che finisca presto l’inverno

Che finiscano presto l’inverno e le brume
e con l’inverno le campagne elettorali
e con le brume i brutti musi,
i manifesti indegni, i temporali.

Che finiscano le afflizioni, l’ignominia e le affissioni,
le manfrine degli uomini peggiori,
il parolume criminale lontano dall’umano
le rivoluzioni promesse e i caporioni.

Che torni Primavera e la scintilla
che accende i corpi e ingovernata
con le vite qualunque fa la storia,

il giusto e l’eccedenza incalcolata,
la violenza che difende la ragione
la ragione da cui il diritto stilla.

 

 

 
Il bicchiere nella pioggia

Il bicchiere nella pioggia racconta
la destinazione, l’urto,
l’esilio di un Ospite Involontario.
L’appello sgradito che il corpo non teme
e la voce non diserta.
Dover andare.
La compiutezza di ogni intento,
l’approdo finale e il disarmo,
lo scioglimento dell’equipaggio e
senza tante storie
il termine di ogni doloroso equivoco.

 

 

 

 

 

Ho in tasca l’eco

Ho in tasca l’eco
di parole che un tempo
appartennero agli ubriachi
che un male mai battezzato
rese fiacchi
e la vanità callosa da profeta impiegato
innalzò al Silenzio Colossale dei night bar.

 

 

 

 

 

Il complotto di Maracas

In quella stanza dov’eravamo rifugiati,
qualcuno alzò una mano
per chiedere aiuto o salutare.
Qualcuno provò a parlare
in quella stanza
dove eravamo rifugiati.
Un Complotto di Maracas
ci disabituava al silenzio.
Ci parlammo con voce coraggiosa
mentre lui, quello della mano,
nello sfondo scompariva
dietro i musicanti.
(pensammo che fosse solo la mano
a smettere di muoversi
e non l’intero corpo)
In quella stanza
si scremarono le ambizioni,
un complotto di conchiglie e analgesìa
ci depistò, sterminò, sradicò,
terminò l’idea di progresso
il respiro e la storia stessa.
Poi tornammo nel silenzio
per cercare Quello della Mano,
che nessuno trovo mai più.

 

 

 

 

 

SIMONE-MOLINAROLISono nato in Svizzera nel 1970. Scrittore, poeta, performer, cuoco, quasi Sommelier, coltivatore principiante e altrettanto principiante padre. Molti lavori di varia natura, mai gratis, collaborazioni con progetti musicali, fondatore del progetto Ass Cult Press (www.asscultpress.com), mi sono dedicato per venti anni alla poesia orale senza nessuna intenzione di metterla in opposizione all’altra e quindi dal 1992 una miriade di esibizioni dal vivo con ogni tipo di formazione. Dal 2002 al 2008, insieme a David Napolitano e Jacopo Andreini, nel reading itinerante “Enduring Poetry” con cui siamo stati un po’ ovunque. Mi piace definirmi poeta disorganico. Sono in realtà un poeta autodidatta (e disorganico). Non con questo che mi manchi un’istruzione superiore come si conviene a ogni persona nata dopo il boom economico. Sono autodidatta nel campo delle lettere. Non che quando decisi di cominciare – è stato tanti anni fa agli inizi degli anni ottanta, ai primi anni di liceo, c’erano il drive-in e le ragazze pompon, io scoprivo uno alla volta senza bruciare le tappe i miei riferimenti in giro per il mondo – mancassero riferimenti e simboli più o meno autorevoli a cui raccomandarsi e a cui fare riferimento, ma semplicemente ho sempre preferito non avere da rendere conto a nessuno, non avere santo da ringraziare, omaggiare, retribuire con moneta reale o simbolica. I miei libri sono stati in gran parte autopubblicati. Ovvero pubblicati da Ass Cult Press che non coincide esattamente con me essendo la risultante dell’impegno di più persone. Ma diciamo per comodità che sono stati autopubblicati. Probabilmente perché io sono l’unico che realmente voleva vedere pubblicati i miei libri, probabilmente perché non ho mai avuto voglia di attenermi alle regole non scritte del mondo delle italiche lettere (d’altra parte non essendo scritte come pensare di farle accettare a tutti), probabilmente perché non andavo cercando le stesse cose animato dalla stessa ambigua, inutile e smisurata ambizione che animava e anima molti di quelli/e che condividono la stessa mia vocazione. Pratico l’autopubblicazione, il DIY della letteratura, da molto prima che diventasse un fenomeno monetizzabile. Da molto prima che il consorzio preposto a gestire i codici isbn decidesse di rilasciare anche codici singoli per libri autopubblicati. Da prima delle piattaforme per il self-publishing, da prima.
Pratico l’autopubblicazione e credo nell’autopubblicazione.
Detesto la maleducazione, il sarcasmo e la prepotenza. Tutte cose per cui reintrodurrei le pene corporali. Inoltre, tutti quelli che scrivono i libri solamente per farli leggere ai critici, agli altri scrittori e che lottano contro l’establishment culturale soltanto perché non ne fanno parte e segretamente pianificano la creazione di nuovi establishment più cupi.
Amo le cose fatte con passione, dedizione e consapevolezza e la volontà che rende possibile ciò che viene ritenuto impossibile.

Collaborazioni musicali:

i CULO NEGRO per cui sono diventato un batterista (e paroliere).
i ROLLERCOASTER con cui all’inizio del millenio mi esibii dal vivo.
i DUBITAL che hanno utilizzato un brano del mio libro Sottoclou per il testo di una canzone del loro album “Conversations”.
i BAVA, che hanno utilizzato una poesia dalla mia raccolta Il Crollo degli Addendi nel loro album “L’Ostile di Vita”. Per questa canzone: “Un’Altra Neraprimavera”
ÈOS- Laboratorio Musicale Aperto, nel cui album “May the days be aimless” figura un mio spoken di “Introduzione al Crollo degli Addendi”.
I Sus che nel loro ultimo album “Tristi Tropici” hanno musicato la poesia “Lungomare Vuoto di Follonica“.
Con Alessio Chiappelli dei S.u.S, insieme a Matteo Parlanti e Simone Naviragni, ho lavorato al progetto “La Fine del Mondo“.
Al momento con alcuni fidati amici (vecchi e nuovi) sto lavorando a DESIDERANTES. Progetto di cui potrò spiegare qualcosa di più tra un po’ di tempo.
Con Lorenzo Giuggioli (Dizlexiqa) ho curato l’antologia di poesia contemporanea Conatus, edita dall’Editore Coniglio.

Le mie pubblicazioni principali:

Cani al Guinzaglio nel Ventre della Balena (Fara Editore, 2008), Il Crollo degli Addendi (Ass Cult Press/Dizlexiqa, 2006), AA.VV. CONATUS! Antologia di poesia contemporanea (Coniglio, 2005), AA. VV. Nella Borsa del Viandante (Fara Editore, 2009)

Libri pubblicati:
•    Cani al guinzaglio nel ventre della balena (1997, Ass Cult Press)
•    Estate Indistruttibile (1998, Ass Cult Press)
•    Sottoclou (1999, Ass Cult Press)
•    Neurovegetazione (2001, Ass Cult Press)
•    Il Crollo degli Addendi (2006, Ass Cult Press/Dizlexiqa)
•    Cani al Guinzaglio nel Ventre della Balena (2008, Fara Editore)
•    Scritti per la Fine del Mondo (2013, Ass Cult Press)
•    Minchiatella Poetica del Sindacato (2014, Gattili)

Dischi:
•    Culo Negro – Low Fidelity/High Anxiety – K7 – (2000, Ass Cult Rec)
•    Ass Cult Press Sextet – VIVERE BENE O MORIRE! (live @ Melos | Pistoia | 15 ottobre 2005)
•    Sus & Simone Molinaroli – La Conseguenza di Tutto – (2009, Ass Cult Rec)
•    La Fine del Mondo – Siamo Nati Lontano (Ep) – (2012, Ass Cult Press/Salmone Rec.)
Partecipazioni:
•    AA.VV. – Alice sulle labbra cadute (1992, Ed. Pantagruel Pistoia)
•    AA.VV. – Sintomi (1995, a cura degli studenti della facoltà di filosofia di Firenze)
•    AA.VV. – Driblar Iludir (1996, Ass Cult Press )
•    (con Jacopo Andreini) – Trentennale dell’estate dell’odio (1998, Ass Cult Press)
•    AA.VV. – La Grande Offensiva d’Avtvnno (1999, Ass Cult Press)
•    (con Marco Guardincerri) Kinky Afro (2003, Ed. Settegiorni)
•    AA.VV – CONATUS! Antologia di poesia contemporanea (2005, Coniglio)
•    AA. VV. – Nella Borsa del Viandante (2009, Fara Editore)
•    AA.VV. – Pro-Testo (2009, Fara Editore)

Advertisements


Categories: Italian Poetry, Poesia italiana

Tags: , , , ,

1 reply

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: