Émile Adolphe Gustave Verhaeren

 

a cura di Emilio Capaccio per la rubrica Il poeta del lunedì

 

 

verhaerenÉmile Adolphe Gustave Verhaeren nacque a Sint-Amands, un villaggio sulle rive del fiume Schelda, nella provincia di Anversa, Belgio, il 20 maggio del 1855, in un’agiata famiglia di commercianti di tessuti, appartenenti alla borghesia locale, nella quale si parlava la lingua francese, mentre nelle scuole del villaggio si insegnava il fiammingo. Nel 1866 entrò nel convitto di Sint-Amands e, nel 1869, nel collegio di Sainte-Barbie, a Gand, capoluogo delle Fiandre Orientali, tenuto dai gesuiti, dove ricevette un’educazione molto rigida e severa, perfezionando l’uso della lingua francese. Qui il poeta restò fino al 1877, leggendo assiduamente autori quali: Lamartine, Hugo, Chateaubriand, e iniziando a comporre i suoi primi versi. Successivamente entrò nella vecchia Università Cattolica di Lovanio per proseguire gli studi alla facoltà di Giurisprudenza. In quegli stessi anni fondò anche il giornale La Semaine. Dal 1881 al 1884, dopo una breve esperienza come tirocinante presso lo studio del noto avvocato della Corte d’Appello di Bruxelles e successivamente della Corte di Cassazione, Edmond Picard (1936-1924), Vernhaeren scelse definitivamente la carriera poetica e letteraria. In breve tempo divenne un autorevole critico d’arte e di letteratura, facendosi portavoce di un risveglio artistico e letterario che prendeva piede alla fine del ventesimo secolo, collaborando con molti periodici belgi e diventando redattore di riviste, quali: Jeune Belgique e L’Art Moderne. Nel 1883 pubblicò la sua prima raccolta poetica dal titolo Les Flamandes, ispirata ai quadri dei grandi pittori fiamminghi dei secoli passati, tra i quali: Jan Havickszoon Steen (1626-1679) e David Teniers (1610-1690), con la quale, Émile Verhaeren riscopre ed esalta gli antichi costumi delle Fiandre, attraverso una scrittura dai tratti profondamente crudi e naturalistici, sensuali, e spesse volte pungenti e provocanti, tanto da suscitare scandalo e dissenso negli ambienti rurali e cattolici dell’epoca, specialmente nel suo villaggio natale, dove i genitori, grazie all’aiuto del curato del luogo, avevano tentato inutilmente di acquistare tutte le copie della raccolta con l’intento di distruggerle. La sua seconda raccolta poetica, Le Moines (1886), non ricevette una buona accoglienza da parte della critica, e ciò, unitamente alla morte dei genitori (1888) e ai suoi continui problemi di salute, fece nascere nel poeta una profonda crisi spirituale, fatta di morbosità esasperata e febbricitante, e da un cupo pessimismo, con cui saranno caratterizzate le raccolte successive di matrice simbolista, appartenenti alla c.d. “trilogia della nevrastenia”: Les Soirs (1888), Les Débâcle e Les Flambeaux noirs (1891). Nel 1891, il poeta si trasferì a Bruxelles, sposando Marthe Massin, una pittrice originaria di Liegi, nota per la bellezza dei suoi acquerelli che aveva conosciuto due anni prima, nell’ottobre del 1889, in casa della sorella del poeta, a Bornem, all’epoca in cui la sua futura moglie impartiva lezioni di disegno ai figli del conte di Marnix de Sainte-Aldegonde. All’amore coniugale il poeta dedicò tre raccolte poetiche: Les Heures claires (1896), Les Heures d’Après-midi (1905) e Les Heures du Soir (1911). Negli anni successivi Verhaeren si dedicò con fervore alla lotta contro le disugliaglianze sociali acuite dagli effetti della Rivoluzione industriale e contro il declino delle zone rurali sempre più assorbite dalla crescita smisurata delle città industriali. Di questi anni sono le raccolte: Campagnes Hallucinées (1893), Les Villes Tentaculaires (1895), Les Villages Illusoires (1895), e il suo primo testo teatrale Les Aubes (1898). Agli inizi del 1900, dopo essersi trasferito definitivamente a Saint-Cloud, nei pressi di Parigi, viaggiò in tutta Europa, tenendo conferenze e convegni, consacrandosi come poeta di fama internazionale, per l’espressionismo potente delle sue poesie, il gusto per l’immagine, la sonorità della metrica e la libertà della versificazione. Le sue opere vennero tradotte in molte lingue europee e il re Alberto I del Belgio (1875-1934) lo proclamò poeta nazionale. Nel 1911 mancò di poco il Premio Nobel per la Letteratura che fu conferito al suo amico, poeta e drammaturgo, Maurice Maeterlinck (1862-1949). Nel 1914 allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, in Germania, Verhaeren, aumentò i suoi interventi pubblici e i suoi convegni tra Francia e Belgio, declamando le sue poesie con cui denunciava la follia della guerra e la scempiaggine dell’uomo, come nell’antologia poetica Les Ailes rouges de la guerre (1916) L’ultimo convegno lo tenne a Rouen, nel nordovest della Francia, il 26 novembre del 1916. Il giorno seguente, nel tentativo di saltare sul treno in corsa, diretto a Parigi, scivolò e perse l’equilibrio, finendo schiacciato sotto le rotaie del treno. Aveva 61 anni.

 

 

Je noie en tes deux yeux mon âme tout entière

 

 

Je noie en tes deux yeux mon âme tout entière

et l’élan fou de cette âme éperdue,

pour que, plongée en leur douceur et leur prière,

plus claire et mieux trempée, elle me soit rendue.

 

S’unir pour épurer son être

comme deux vitraux d’or en une même abside

croisent leurs feux différemment lucides

et se pénètrent!

 

Je suis parfois si lourd, si las,

d’être celui qui ne sait pas

etre parfait, comme il le veut!

Mon coeur se bat contre ses voeux,

mon coeur dont les plantes mauvaises,

entre des rocs d’entêtements,

dressent, sournoisement,

leurs fleurs d’encre ou de braise;

mon coeur si faux, si vrai, selon les jours,

mon coeur contradictoire,

mon coeur exagéré toujours

de joie immense ou de crainte attentatoire.

 

 

 

 

 

Annego nei tuoi due occhi la mia anima tutta intera

 

 

Annego nei tuoi due occhi la mia anima tutta intera

e l’impeto folle di quest’anima sconvolta,

perché, tersa nella loro dolcezza e nella loro preghiera,

più chiara e meglio intrisa, mi sia resa.

 

Fondersi per epurare il suo essere,

come due vetrate d’oro in una stessa abside

incrociano i loro fuochi differentemente lucide

e si penetrano!

 

Io sono talvolta così greve, così lasso,

d’essere quello che non sa

essere perfetto, come lei vuole!

Il mio cuore si batte contro i suoi voleri,

il mio cuore da cui piante malvage,

entro rocce di testardaggini,

innalzano, subdolamente,

i loro fiori d’inchiostro o di brace;

il mio cuore così falso, così vero, a seconda dei giorni,

il mio cuore contraddittorio,

il mio cuore sempre esagerato

di gioia immensa o di timore attentatore.

 

 

 

 

 

 

 

Je dédie à tes pleurs, à ton sourire

 

 

Je dédie à tes pleurs, à ton sourire,

mes plus douces pensées,

celles que je te dis, celles aussi

qui demeurent imprécisées

et trop profondes pour les dire.

 

Je dédie à tes pleurs, à ton sourire,

a toute ton âme, mon âme,

avec ses pleurs et ses sourires

et son baiser.

 

Vois-tu, l’aube blanchit le sol, couleur de lie;

des liens d’ombre semblent glisser

et s’en aller, avec mélancolie;

l’eau des étangs s’éclaire et tamise son bruit,

l’herbe rayonne et les corolles se déplient,

et les bois d’or s’affranchissent de toute nuit.

 

Oh! dis, pouvoir, un jour,

entrer ainsi dans la pleine lumière;

Oh! dis, pouvoir, un jour,

avec des cris vainqueurs et de hautes prières,

sans plus aucun voile sur nous,

sans plus aucun remords en nous,

Oh! dis, pouvoir un jour

entrer à deux dans le lucide amour! …

 

 

 

 

 

Dedico alle tue lacrime, al tuo sorriso

 

 

Dedico alle tue lacrime, al tuo sorriso,

i miei più dolci pensieri,

quelli che ti dico, quelli ancora

che restano imprecisati

e troppo profondi per dirli.

 

Dedico alle tue lacrime, al tuo sorriso,

a tutta la tua anima, la mia anima,

con le sue lacrime e i suoi sorrisi

e il suo bacio.

 

Vedi, l’alba sbianca il suolo, color vinaccia;

filati d’ombra sembrano scivolare

e andarsene, con malinconia;

l’acqua degli stagni s’illumina e attenua il suo rumore,

l’erba risplende e le corolle si distendono,

e i boschi d’oro si liberano da ogni notte.

 

Oh! dimmi, poter, un giorno,

entrare così nella piena luce;

Oh! dimmi, poter, un giorno,

con grida vincenti e alte preghiere,

senza più alcun velo su di noi,

senza più alcun rimorso in noi,

Oh! dimmi, poter, un giorno,

entrare in due nel lucido amore! …

 

 

 

 

 

 

 

Fut-il en nous une seule tendresse

 

 

Fut-il en nous une seule tendresse,

une pensée, une joie, une promesse,

que nous n’ayons semée au-devant de nos pas?

 

Fut-il une prière en secret entendue,

dont nous n’ayons serré les mains tendues

avec douceur sur notre sein?

 

Fut-il un seul appel, un seul dessein,

un voeu tranquille ou violent

dont nous n’ayons accéléré l’élan?

 

Et, nous aimant ainsi,

nos coeurs s’en sont allés, tels des apôtres,

vers les doux coeurs timides et transis

des autres,

ils les ont conviés, par la pensée,

a se sentir aux nôtres fiancés,

a proclamer l’amour avec des ardeurs franches,

comme un peuple de fleurs aime la même branche,

qui le suspend et le baigne dans le soleil;

et notre âme, comme agrandie, en cet éveil,

s’est mise à célébrer tout ce qui aime,

magnifiant l’amour pour l’amour même,

et à chérir, divinement, d’un désir fou,

le monde entier qui se résume en nous.

 

 

 

 

 

C’è stato in noi una sola tenerezza

 

 

C’è stato in noi una sola tenerezza,

un pensiero, una gioia, una promessa,

che non abbiamo seminato davanti ai nostri passi?

 

C’è stato una preghiera in segreto sentire,

in cui noi non abbiamo stretto le mani tese

con dolcezza sul nostro petto?

 

C’è stato un solo appello, un solo disegno,

un voto tranquillo o violento

in cui noi non abbiamo accelerato lo slancio?

 

E, noi così amando,

i nostri cuori se ne sono andati, come apostoli,

verso i dolci cuori timidi e infreddoliti

degli altri,

essi li hanno invitati, con il pensiero,

a sentirsi i nostri fidanzati,

a proclamare l’amore con gli ardori sinceri,

come un popolo di fiori ama lo stesso ramo

che li sospende e li bagna nel sole;

e la nostra anima, come ingigantita, in questo risveglio,

si è messa a celebrare tutto quello che ama,

magnificando l’amore con l’amore stesso,

e a nutrire, divinamente, d’un desiderio folle,

il mondo intero che in noi si raccoglie.

 

 

 

 

 

 

 

Au temps où longuement j’avais souffert

 

 

Au temps où longuement j’avais souffert,

où les heures m’étaient des pièges,

tu m’apparus l’accueillante lumière

qui luit aux fenêtres, l’hiver,

au fond des soirs, sur de la neige.

 

Ta clarté d’âme hospitalière

frôla, sans le blesser, mon coeur,

comme une main de tranquille chaleur.

 

Puis vint la bonne confiance,

et la franchise, et la tendresse, et l’alliance

enfin de nos deux mains amies,

un soir de claire entente et de douce accalmie.

 

Depuis, bien que l’été ait succédé au gel,

en nous-mêmes, et sous le ciel,

dont les flammes éternisées

pavoisent d’or tous les chemins de nos pensées,

et que l’amour soit devenu la fleur immense

naissant du fier désir

qui sans cesse, pour mieux encor grandir,

en notre coeur se recommence

je regarde toujours la petite lumière

qui me fut douce, la première.

 

 

 

 

 

Al tempo in cui a lungo avevo sofferto

 

 

Al tempo in cui a lungo avevo sofferto,

dove le ore per me erano trappole,

tu mi facesti apparire l’accogliente luce

che luccica alle finestre, d’inverno,

al fondo delle sere, sulla neve.

 

La tua chiarezza d’anima ospedaliera

sfiorò, senza ferirlo, il mio cuore,

come una mano di tranquillo calore.

 

Poi venne la buona fiducia,

e la franchezza, e la tenerezza, e l’alleanza

infine delle nostre due mani amiche,

una sera di chiara intesa e di dolce tregua.

 

Dopo, benché l’estate sia sopraggiunta al gelo,

in noi stessi, e sotto il cielo,

dove le fiamme eternizzate

imbandierano d’oro tutte le vie dei nostri pensieri,

e benché l’amore sia divenuto il fiore immenso

nascente dal fiero desiderio

che senza cessare, per meglio ancora ingrandirsi,

nel nostro cuore si ravviva,

io guardo sempre alla piccola luce

che mi fu dolce, la prima volta.

 

 

 

 

 

 

 

Des fleurs fines et mousseuses comme l’écume

 

 

Des fleurs fines et mousseuses comme l’écume

poussaient au bord de nos chemins,

le vent tombait et l’air semblait frôler tes mains

et tes cheveux avec des plumes.

 

L’ombre était bienveillante à nos pas réunis

en leur marche, sous le feuillage;

une chanson d’enfant nous venait d’un village

et remplissait tout l’infini.

 

Nos étangs s’étalaient dans leur splendeur d’automne

sous la garde des longs roseaux

et le beau front des bois reflétait dans les eaux

sa haute et flexible couronne.

 

Et tous les deux, sachant que nos coeurs formulaient

ensemble une même pensée,

nous songions que c’était notre vie apaisée

que ce beau soir nous dévoilait.

 

Une suprême fois, tu vis le ciel en fête

se parer et nous dire adieu;

et longtemps et longtemps tu lui donnas tes yeux

pleins jusqu’aux bords de tendresses muettes.

 

 

 

 

 

Fiori fini e spumeggianti come la schiuma

 

 

Fiori esili e spumeggianti come la schiuma

crescevano sul ciglio dei nostri sentieri,

il vento cadeva e l’aria sembrava sfiorare le tue mani

e i tuoi capelli con le piume.

 

L’ombra era benevola ai nostri passi uniti

sul loro cammino, sotto il fogliame;

una canzone infantile ci veniva incontro da un villaggio

e colmava tutto l’infinito.

 

I nostri stagni si esibivano nel loro splendore d’autunno

sotto la guardia dei lunghi canneti

e la bella fronte dei boschi rifletteva nelle acque

la sua alta e flessile corona.

 

E tutti e due, sapendo che i nostri cuori formulavano

insieme uno stesso pensiero,

sognavamo fosse la nostra vita sopita

che quella bella sera ci svelava.

 

Una suprema volta, tu hai visto il cielo in festa

adornarsi e dirci addio;

e per molto tempo, molto tempo, gli hai donato i tuoi occhi

pieni fino agli orli di tenerezze mute.

 

 

 

 

 

 

 

Dans la maison où notre amour a voulu naître

 

 

Dans la maison où notre amour a voulu naître,

avec les meubles chers peuplant l’ombre et les coins,

où nous vivons à deux, ayant pour seuls témoins

les roses qui nous regardent par les fenêtres.

 

Il est des jours choisis, d’un si doux réconfort,

et des heures d’été, si belles de silence,

que j’arrête parfois le temps qui se balance,

dans l’horloge de chêne, avec son disque d’or.

 

Alors l’heure, le jour, la nuit est si bien nôtre

que le bonheur qui nous frôle n’entend plus rien,

sinon les battements de ton coeur et du mien

qu’une étreinte soudaine approche l’un de l’autre.

 

 

 

 

 

Nella casa dove il nostro amore ha voluto nascere

 

 

Nella casa dove il nostro amore ha voluto nascere,

coi mobili cari che popolano l’ombra e gli angoli,

dove viviamo a due, avendo per soli testimoni

le rose che ci guardano nelle finestre.

 

È dai giorni scelti, d’un così dolce riconforto,

e dalle ore d’estate, così belle di silenzio,

che fermo a volte il tempo che si dondola,

nell’orologio di quercia, con il suo disco d’oro.

 

Perciò l’ora, il giorno, la notte sono così ben nostre

che la felicità che ci sfiora non sente più nulla,

se non i battiti del tuo cuore e del mio

che una stretta improvvisa l’un l’altro avvicina.

 

 

 

Advertisements


Categories: Belgian Poetry, Il poeta del lunedì

Tags: ,

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: