Bill Manhire, Brazil/Brasile

 

traduzione di Chiara De Luca

 

 

selected_poemsLa suite di poesie che segue è tratta da Selected Poems, raccolta di poesie scelte pubblicata da Carcanet Press di Manchester nel 2014.

Kolibris sta preparando l’edizione bilingue, attesa per settembre 2014 nella collana Kiwi – Poesia neozelandese contemporanea

La foto di Bill Manhire è tratta dal blog della Victoria University Press

 

 

 

 

 

Brasile

 

 

1

 

Per tutta la notte il Brasile ti si avvicinava nel buio.

La luce dietro le montagne

era la luce negli occhi del mercante d’argento

due villaggi a valle, era la lama

che il padre di suo padre gli diede, anni fa,

come ausilio per fare un affare con gli stranieri.

Il suo grande braccio destro ti colpì

una volta, ti colpì due volte,

perché non avevi denaro.

Ti guardò camminare verso il Brasile.

 

Il Brasile era le donne che comprano cibo per gli uomini,

le direzioni che l’acqua seguiva.

Il Brasile erano stelle sopra le rapide d’acqua,

la pergamena e il bestiame dove dormivi,

e al mattino ti svegliavi e rimettevi in viaggio,

il Brasile era il posto cui eri diretto.

 

Anni dopo, 1.600 km più in là,

il luogo era ancora il Brasile,

era ancora un viaggio con un solo obiettivo,

il trambusto di una sola moneta non data,

l’argento là nella tua mano.

 

2

 

la gente del secondo fiume

si annunciò battendo le mani;

entravi applaudito in ogni villaggio.

Filmavi le loro danze, i corpi

che si muovevano al suono delle cascate

un poco più a valle. Osservavi

la loro vita procedere oralmente.

La danza degli uomini con i bovini,

di manioche e polli, la danza di Elvis,

la danza di paste e carri bestiame.

 

*

 

Il ragazzo si rivolse al Senatore.

a trecento metri sotto l’elicottero

vedevi il lampo bianco dell’acqua

mescersi col ghigno luminoso dei banditi.

‘Brutto paese,’ disse. ‘Ragni velenosi.’

 

 

3

Carte su un banco, un fiume,

e di là da ogni curva del fiume

il Brasile rimpiazzava il Brasile.

Era un’idea divertente, pensò lei:

assorbenti nella giungla.

Carte su un banco proteggevano il banco.

Sedevi su una sedia mentre quell’uomo

ti raccontava i suoi problemi: niente villaggio,

niente macchinari, niente donne a disposizione.

 

*

 

Il capitano sedeva su una sedia mentre l’uomo

gli raccontava i suoi problemi. All’esterno

motori spinti da parte in cortile.

Il Brasile era molte fotografie di piume.

Il Brasile era urgenti misure, che finivano

quando sparivamo alla vista. E di là da ogni

curva del fiume il Brasile rimpiazzava il Brasile.

Guardasti il tuo biglietto: l’immagine

degli uccelli, quella sola parola, Brasile.

 

 

4

Decolli e ritardi.

 

Il Brasile era una rozza pista d’atterraggio nella giungla.

Accanto, pappagalli chiacchieravano su un tronco.

Lui guardò la donna spruzzare sulla sua amaca

l’insetticida, e sedette accanto a lei mentre dormiva.

Lei si girava e rigirava nelle acque nere acque

bianche del suo sonno, immaginando

un angelo fatto di mattoni. Il colonnello

discendeva il sentiero verso di loro,

già svitava il tappo della bottiglia.

Andiamo già meglio! Manioca e polli

e, se erano fortunati, birra ghiacciata.

 

La valigia era piena di pile.

Mr Sunday cantava alla radio,

una ragazza sventolava il cappello alla Davy Crockett.

Gli esploratori spruzzarono le amache

sperando di farsi una bella notte di sonno,

Bassi uomini energici ordinavano sigarette.

Flauti nasali, collane di denti.

lei continuava a sbirciare i genitali di lui.

Che se ne sarebbe fatta di tanti flauti nasali?

 

Lei spruzzò insetticida sull’amaca.

Stavolta, senz’altro, una bella notte di sonno.

‘Ho appena bussato alla porta,’ disse lui.

Ha risposto il senatore in persona, lieto di vederli.

Prima che si fossero seduti, aveva già

stappato il brandy.

 

 

5

La tribù segreta conosceva una tribù segreta

ma non l’avrebbe detto. ‘Intendi più addentro

nella giungla?’ Chiese lui, cominciando a irritarsi.

Ma non lo avrebbero detto. La donna

nuotava, comunque, senza preoccuparsi dei coccodrilli.

 

Farfalle si posarono sul vecchio Vauxhall Velox.

La parola adatta ai serpenti era verdeggiante.

Lei si preoccupava delle mani bendate degli autisti.

 

 

6

Dio fluttuava sopra l’Amazzonia.

Lui sognava un’Europa a vele spiegate.

Pensava al cielo pre-colombiano,

e al Portogallo con lo stomaco gonfio di città.

Mise in programma un convegno di ragni.

 

*

 

Il Brasile, scrisse, era tribù dopo tribù

attaccato alla pietra, finestre issate

sopra la penuria di carne bovina, tutti mangiavano.

 

E tutto ammiravi quel che la gente

ti dava. Questo bambino, questo fiume,

tutti questi alberi.

 

 

7

‘Così tanti uccelli, e io bramo di vedere i gabbiani.’

Lei scriveva sul diario cose come questa.

 

Il Brasile era il modo in cui

tutti i suoi ricordi l’abbandonavano

per poi tornare, spaventati,

con mille scuse, chiedendo di restare.

 

*

 

Oh gli occhi di lei sono neri, sprofondati,

come pietre sotto un ponte.

I suoi capelli sono lunghi, o corti,

come sono i capelli . . .

 

*

 

‘Riesci a immaginare

questo posto?’ Disse il govane americano,

che già pensava che sarebbe rimasto.

 

Spense la radio.

‘Sembra ci siano 500 parole per dire giungla

e una soltanto per fiamma.’

 

L’uomo alla postazione funai[1] annuì.

Lui continuò a leggere Shakespeare.

 

 

 

 

 

 

8

 

Il Brasile avrebbe guardato dormire l’assassino della giungla

e poi forse avrebbe continuato a cantare.

Il Brasile era felice, il Brasile

era i grandi intollerabili versi di una canzone

un bracciante offerto sopra un pezzo di pietra.

 

*

Guarda! Osservarono

la canoa procedere cantando nelle acque spumeggianti.

Dio era in fiamme sopra l’Amazzonia.

 

*

 

‘C’è un luogo,’ cantava Mr Sunday,

‘oltre le barricate delle stelle . . .’

 

*

 

Lui spense la radio

e diede al ragazzo le due pile.

Muito obrigado. Lui parlava un po’ di portoghese,

 

ma probabilmente non avrebbe mai capito

la musica che là teneva, per un istante appena,

nel palmo della mano.

 

 

9

 

Riempimmo la valigia di sigarette.

Gli indiani corsero verso di noi.

L’Amazzonia bruciava e noi ci paravamo gli occhi.

L’acqua spumeggiava, vagava

come orli di merletto, attraversava

gli altissimi zigomi della nostra razza.

 

*

 

‘Date una mano, tenete d’occhio l’ora,’ disse il missionario.

Girò i tacchi e svanì.

Così era il Brasile.

Lui uscì dal Brasile, o vi entrò.

Uscì dalla cattedrale incompiuta

e semplicemente svanì nella giungla.

 

 

 

Brazil

 

 

1

 

All night Brazil approached you through the dark.

The light behind mountains

was the light in the silver-merchant’s eyes

two villages down river, was the blade

his father’s father gave him, years ago,

to help him strike a deal with strangers.

His great right arm struck you

once, struck you twice,

because you had no money.

He watched you walk towards Brazil.

 

Brazil was women buying food from men,

the directions water followed.

Brazil was stars above the water-raft,

the parchment and the livestock where you slept,

and in the morning you woke and travelled on,

Brazil was where you were going.

 

Years later, a thousand miles away,

the place was still Brazil,

was still a single-minded journey,

the turmoil of a single coin ungiven,

the silver there in your hand.

 

2

 

The people of the second river

announced themselves by clapping;

you entered every village to applause.

You filmed their dances, the bodies

moving to the sound of waterfalls

a little way downstream. You watched

their life go on by word of mouth.

The dance of men with cattle,

of manioc and chicken, the dance of Elvis,

the dance of cattletrucks and pastry.

 

*

 

The boy turned to the Senator.

One thousand feet below the copter

you could see the white flashing of water

mixed with the bright grins of bandits.

‘Bad country,’ he said. ‘Poisonous spiders.’

 

 

3

Papers on a desk, a river,

and around each bend in the river

Brazil replaced Brazil.

It was a funny idea, she thought:

tampons in the jungle.

Papers on a desk safeguarded the desk.

You sat in a chair while the man there

told you his problems: no village,

no machinery, no available women.

 

*

 

The captain sat in his chair while the man

told him his problems. Outside

engines shunted in the yard.

Brazil was several photographs of feathers.

Brazil was urgent measures, which ended

when we disappeared from sight. And around

each bend in the river, Brazil replaced Brazil.

You looked at your ticket: the picture

of birds, the single word, Brazil.

 

 

4

Take-offs and delays.

 

Brazil was a rough airstrip in the jungle.

Near the runway, parrots chattered on a log.

He watched the woman spray her hammock

with insecticide, and sat beside her as she slept.

She tossed and turned in the black waters

and white waters of her sleep, imagining

an angel made of bricks. The colonel

came down the path towards them,

already screwing the top off the bottle.

This was more like it! Manioc and chicken

and, if they were lucky, ice-cold lager.

 

The suitcase was filled with batteries.

Mr Sunday sang on the radio,

a girl waved her Davy Crockett hat.

The explorers sprayed their hammocks

hoping to get a good night’s sleep.

Short powerful men demanded cigarettes.

Nose flutes, necklaces of teeth.

She kept glancing at their genitals.

What would she do with so many nose flutes?

 

She sprayed her hammock with insecticide.

This time, surely, a good night’s sleep.

‘I’ll just knock on the door,’ he said.

The senator himself answered, delighted to see them.

Before they were seated, he had taken

the top off the brandy.

 

 

5

The secret tribe knew a secret tribe

but would not say. ‘Do you mean deeper

in the jungle?’ he demanded, beginning to get angry.

But they would not say. The woman

swam, anyway, not caring about the crocodiles.

 

Butterflies settled on the old Vauxhall Velox.

The word for the snakes was viridescent.

She worried about their driver’s bandaged hands.

 

 

6

God floated above the Amazon.

He dreamed of Europe under sail.

He thought of the pre-Columbian sky,

and Portugal with cities in its stomach.

He placed a conference of spiders on the track.

 

*

 

Brazil, he wrote, was tribe after tribe

attached to stone, windows which rose

above the poverty of beef, everyone eating.

 

And everything you admired, the people

gave you. This child, this river,

all these trees.

 

 

7

‘So many birds and I yearn to see seagulls.’

She wrote such things in her diary.

 

Brazil was the way

her memories all deserted her

and then came back, frightened,

full of apology, asking to stay.

 

*

 

Oh her eyes are black, far down,

like stones below a bridge.

Her hair is long, or short,

the way hair is . . .

 

*

 

‘Can you imagine

this place?’ said the young American,

who already thought he would stay.

 

He turned off the radio.

‘It’s like there are 500 words for jungle

and only one for flame.’

 

The man at the funai post nodded.

He went on reading Shakespeare.

 

 

 

 

 

 

 

 

8

 

Brazil would watch the jungle murder sleep

and then perhaps sing on.

Brazil was happy, Brazil

was the great intolerable lines of song

a peasant offered on a piece of stone.

 

*

Look! They watched

the canoe sing on through the foaming waters.

God was on fire above the Amazon.

 

*

 

‘There is a place,’ sang Mr Sunday,

‘beyond the barricades of stars . . .’

 

*

 

He turned off the radio

and gave the boy the two batteries.

Muito obrigado. He spoke some Portuguese,

 

but probably he would never understand

the music he held there, just for a moment,

in the palm of his hand.

 

 

9

 

We filled the suitcase with cigarettes.

The Indians ran towards us.

The Amazon flamed and we shielded our eyes.

The water foamed, it wandered

like the edges of lace, it travelled across

the high wide cheekbones of our race.

 

*

 

‘Help, look at the time,’ said the missionary.

He turned on his heel and was gone.

So this was Brazil.

He stepped out of Brazil, or into Brazil.

He stepped out of the half-built cathedral

and simply vanished into the jungle.

 

 

BillBill Manhire è nato a Invercargill nel 1946 ed ha studiato alle Università di Otago e Londra. Attualmente è alla guida dell’Istituto Internazionale di Lettere Moderne della Victoria University di Wellington e ne dirige il prestigioso programma di scrittura creativa. Tra i laureati del corso sono annoverati alcuni tra i più validi scrittori contemporanei neozelandesi (tra cui Barbara Anderson, James Brown, Kate Camp, Catherine Chidgey, Barbara Else, Kapka Kassabova, Elizabeth Knox, Emily Perkins e William Brandt).

Nel 1997, Bill Manhire è stato il primo Poeta Laureato neozelandese in assoluto, nell’ambito di uno schema sponsorizzato dal Mata Estate, e la raccolta di poesie What To Call Your Child [Come chiamare tuo figlio] è stata pubblicata per celebrare il suo mandato di Poeta Laureato. Il nucleo della raccolta è costituito da una sequenza di poesie nate da una visita di Manhire in Antartide nel 1998. Il poeta trascorse due settimane sul ghiaccio, e 45 minuti al limite dell’eroismo nel Polo Sud. Il fascino esercitato su di lui dall’Antartide è sfociato in The Wide White Page: Writers Imagine Antarctica [La grande pagina bianca: Scrittori immaginano l’Antartide], un’antologia di scritti sull’Antartide curata e introdotta da Manhire e pubblicata dalla Victoria University Press nel novembre del 2004, risultata finalista al Montana New Zealand Book Awards del 2005.

Nel 2004 Manhire ha ricevuto una Meridian Energy Katherine Mansfield Fellowship, la più prestigiosa fellowship neozelandese e ha trascorso sei mesi di lavoro a Villa Isola Bella, Menton, nel sud della Francia.

Nel giugno del 2005, in virtù dei suoi meriti letterari, Manhire è stato nominato “Companion” del New Zealand Order of Merit. Nel novembre del 2005 è stato incluso tra i cinque Poeti laureati della Arts Foundation della Nuova Zelanda.

Oltre che numerosi volumi in prosa, Manhire ha pubblicato numerose raccolte poetiche ed è stato quattro volte vincitore del New Zealand Book Award. Ha curato diverse antologie di poesia neozelandese e di racconti brevi e una raccolta di suoi saggi e interviste dal titolo Doubtful Sounds (VUP, 2000). Le sue conversazioni con Kim Hill alla Radio Nazionale avevano un ampio seguito e contribuirono molto ad accrescere l’interesse per la poesia in tutto il paese.

I suoi Collected Poems 1967-1999 sono stati pubblicati Victoria University Press in Nuova Zelanda e da Carcanet Press (Manchester) nel 2001.

 La suite di poesie che qui presentiamo è contenuta in Selected Poems, raccolta di poesie scelte pubblicata da Carcanet Press nel 2014, di cui è in preparazione per Kolibris l’edizione bilingue.

 

 

[1] La FUNAI, la Fondazione nazionale dell’Indio, è l’organo del governo brasiliano preposto all’elaborazione e all’implementazione delle politiche riguardanti i popoli indigeni.

 

Advertisements


Categories: Autori Kolibris, Kolibris' Authors, New Zealand Poetry, Previews

Tags: , , ,

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: