Michael Schmidt, Present Tense/Tempo Presente

 

La poesia “Tempo Presente” di Michael Schmidt è stata selezionata come poesia della settimana da «The Guardian», e pubblicata con una bella nota critica di Carol Rumens.

“Tempo Presente” è tratta da The Stories of My Life, Smith/Doorstop, 2014 [Le Storie della mia vita, in preparazione per Kolibris]

Vi proponiamo qui la traduzione, a cura di Chiara De Luca, del saggio di Carol Rumensdella poesia di Michael Schmidt 

 

 

Poesia della settimana: “Tempo Presente” di Michael Schmidt Riportandoci al Sermone di Donne ispirato a Giobbe 19:26, con un pizzico di metamorfosi ovidiana, questa moderna meditazione su memoria e risurrezione oscilla tra passato, presente e futuro.

La Resurrezione assume varie forme in questa poesia della settimana, “Present Tense” da The Stories of My Life [Le storie della mia vita] di Michael Schmidt. Nei versi d’apertura, è un processo di riciclo organico avviato dai vermi, cui contribuiscono i processi digestivi di altre piccole, operose creature. La dimensione geografica della decomposizione del corpo (“a nord e a sud”) richiama il Sermone di John Donne ispirato a Giobbe 19:26: “Dovrò forse immaginare una difficoltà nel mio corpo … perché ho perso un braccio a est una gamba a ovest… un po’ di sangue a nord e alcune ossa a sud?” Ma non c’è nulla di angoscioso o macabro in questo. Il pulsare di un quieto trimetro regolare contribuisce a far sì che il processo sembri naturale e benigno, mentre il verbo “viaggiare” getta luce sulle tenebre del sottosuolo. Come per Donne, la dissoluzione corporea complica, ma non annulla in alcun modo la promessa di una personale resurrezione “Cristo dovrà sollevare / un campo intero… “

C’è anche una sorta di metamorfosi ovidiana nel nucleo di questa poesia. Il concetto letterario di risurrezione nel giorno del Giudizio Universale (“un campo intero”) conduce all’antica immagine della donna come albero (“come Laura”). Quando Dafne fu trasformata in un albero di alloro nelle Metamorfosi, ne acquisì consapevolezza dapprima scoprendosi “i piedi paralizzati e incatenati al suolo.” Così la donna nella poesia di Schmidt starà “ritta / sui tronchi dei piedi pregando / come Laura mutata in albero / con ramo e rigoglio …” Il sorriso: “come laura,” porta, ovviamente, a Petrarca, alla numero XXIII del Canzoniere, così come a Ovidio. Su ordine di Apollo, l’alloro fornì la corona per i poeti acclamati e i vincitori delle battaglie militari. Entrambe le professioni sono forse significative per il vecchio?

Si tratta di un generico uomo anziano, saggio e quasi idealizzato. Quando “mastica l’aria” in quell’incisivo primo verso, ne vediamo gli involontari movimenti della bocca, generati forse dall’abitudine di mormorare tra sé e sé. Potrebbe essere intento a pronunciare nella mente una preghiera o a recitare, o a cercare di controllare le lacrime di compianto. Con un ottimismo dolcemente vivace rivolto al futuro, però, la strofa si dipana verso la visione della donna albero, una presenza eterea ma naturale, “… le sue grigie / pupille di rugiada / il battito una brezza balbettante”. Qui, “balbettante” sortisce un effetto sia visivo che auditivo, suggerendo lo scintillio e il sussurro delle foglie. Ma questo vento è di più: esso da forma al “battito” della donna ed esprime la sua restituzione alla vita.

Così la donna diviene presente e al presente per il vecchio. Con il tempo perduto, ripristinato o reinserito, l’uomo viene abbracciato (“ancora, allora”), e c’è una perfetta fusione, che ancora una volta richiama John Donne, di “due climi, emisferi”. Nel paragrafo successivo, ritornando al tempo reale, vediamo il vecchio abbracciarsi le ginocchia, seduto da solo, ma assorto, sotto il castagno in fiore. Poi, con l’aiuto di un ramo pendente, l’uomo sembra mettere in atto la sua personale resurrezione e si alza. I suoi piedi con le dita spianate ricordano le radici dell’alloro ed è come se anche lui si fondesse nell’albero nuziale. I nomi delle piante evocano un’armoniosa scena di fertilità primaverile, con le varie sfumature d’azzurro evocate dalle campanule e dai non ti scordar di me, dal rosa intenso dei garofani, e dal profumo della camomilla (mela della terra in greco), in qualche modo reso più denso dall’utilizzo della grafia “ch” [“chamomille”]. Questa flora, come in precedenza la fauna, incarna Laura, e la colomba, anch’essa femminile, le dona una voce priva di parole.

“Quasi sapore è il profumo / quasi tocco il sapore.” Il chiasmo ricostruisce la strana trasmissione della sinestesia. Ora la poesia ritorna al precedente scambio tattile e al flusso del sangue attraverso i “ventricoli”. Orgasmo e pegno si combinano nel gesto immaginario ma intensamente fisico: “Lei si protende come una mano / e gli si chiude sul cuore.” Sembra portarci fino agli estremi confini della realtà della carne che è possibile che il processo immaginativo è in grado di ricreare.

La donna resuscitata non è soltanto profumo ma anche ossigeno, non solo corpo ma “grazia immateriale”. I corpi vivi interagiscono per “riflesso”, ora sostituito dal più ricco, più complesso vocabolo “rispecchiamento” – senza sicuramente escludere i riflessi e rispecchiamenti della poesia lirica. Le rime interne e quelle esterne sono disseminate senza uno schema preciso in tutta la poesia, con la melodiosa imprevedibilità che attiene alla vita reale. Nella chiusa, anche l’aria che il vecchio mastica è cambiata; è “ricevuta” e, in un rinnovato simbolismo religioso, forse alludendo al sacramento dell’estrema unzione, “lo nutre come un ospite.” La narrativa del XXI secolo rimodella la lirica elisabettiana del May-time, fondendo immaginazione, memoria, religione e scienza in una risurrezione che è anche procreazione e una naturale parte della facile vitalità primaverile: “È un dolce tempo, questo, per essere / vivo e nonsolo.” Soltanto quell’aggettivo sottilmente negativo, “nonsolo”, allude a quanto incompleta sia la connessione e a come il vecchio continui a essere solo.

Carol Rumens, in  «The Guardian», 21/04/2014

 

 

Present Tense

 

The old man chews the air.

Under the ground his bride

Travels north and south

Transmitted by the worms,

Moles that scrabble through,

Maggot, vole and shrew.

When resurrection comes

Christ will have to raise

An entire field, she’ll stand

On trunks for feet and pray

Like Laura turned to tree

With bough and bloom, her grey

Pupils made of dew,

Pulse a stammering breeze.

 

The old man senses her

And he is in her arms

Again, ago; both young

Exchange like ventricles,

Touch calling, answering touch,

Two climates, hemispheres,

Resolved in storm, in calm.

 

Under the chestnut’s broad

Candled canopy

Clenched and comfortably

Alone he hugs his knees.

Among forget-me-not,

Bluebell and campion

He leans on a bending branch;

A smell of chamomile

Where his two feet are splayed

Rises from scuffed soil.

 

Then, into her dark leaves

Plump with the year, a flare,

A ring-dove: how she coos

Among the candles, light.

He listens to her voice,

Breathing the scented air.

Almost the scent is taste,

Almost the taste is touch.

 

His task is less than Christ’s:

Her resurrection comes

To him as oxygen,

The voice, the chamomile;

She reaches like a hand

And closes on his heart.

A sweet time, this, to be

Alive and unalone,

Grace immaterial –

Reflection, not reflex.

He chews the given air.

It feeds him like a host.

 

 

 

Tempo presente

 

Il vecchio mastica l’aria.

Sotto terra la sua sposa

viaggia da nord a sud

trasportata dai vermi,

talpe che raspano buchi,

larve, arvicole e soricidi.

Quando la resurrezione verrà

Cristo dovrà sollevare

un campo intero, lei starà

sui tronchi dei piedi, pregando

come Laura mutata in albero

con rami e rigoglio, le grigie

pupille di rugiada, per battito

una brezza balbettante.

 

Il vecchio ne avverte la presenza

e tra le braccia di lei si ritrova

ancora, allora; giovani entrambi

si scambiano come ventricoli,

tocco chiama, tocco risponde,

due climi, emisferi, fusi

in tempesta, in quiete.

 

Sotto l’ampia volta

di candele del castagno

serrato e serenamente

solo si abbraccia le ginocchia.

Tra non ti scordar di me,

campanule e silene

a un ramo pendente si tiene;

un odore di camomilla

dove i suoi piedi sono spianati

si leva dal suolo che hanno solcato.

 

Poi, tra le sue foglie scure

nel turgore della stagione, un bagliore

una colomba: e come va tubando

tra le candele, luce.

Lui ne ascolta la voce,

inalando l’aria odorosa.

Quasi sapore è il profumo,

quasi tocco il sapore.

 

Ha meno da fare di Cristo:

La risurrezione di lei gli giunge

come ossigeno,

la voce, la camomilla;

come una mano lei si protende

e gli si chiude sul cuore.

Un tempo dolce, questo, per essere

vivo e nonsolo,

grazia immateriale –

Rispecchiamento, non riflesso.

Lui mastica l’aria ricevuta.

Lo nutre come un’ostia.

 

traduzione di Chiara De Luca

 

 

 

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Categories: Autori Kolibris, Bilingualism, Kolibris' Authors, Mexican Poetry, Poets writing in a language different from their own mother tongue

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